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Green Book In evidenza

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  • Sinossi:

     

    Nel 1962, dopo la chiusura di uno dei migliori club di New York in cui lavorava, il buttafuori italoamericano, Tony Lip, deve a tutti i costi trovare un lavoro per mantenere la sua famiglia. Accetta di lavorare per il pianista afroamericano Don Shirley e decide si seguirlo in un tour nel sud degli Stati Uniti. Nonostante le differenze e gli iniziali contrasti, tra i due si instaurerà una forte amicizia.

    Nick Vallelonga, il figlio maggiore di Tony Lip, è cresciuto ascoltando la storia del viaggio di suo padre con Don Shirley. "Questa era una storia che avevo ascoltato per tutta la mia vita, da quando ero un ragazzino", dice Vallelonga, attore, sceneggiatore, produttore e regista, i cui crediti cinematografici includono Legami di sangue - Deadfall, Stiletto e i pluripremiati film indipendenti, Yellow Rock e Disorganized Crime.

    Tony era cresciuto nel Bronx e aveva iniziato a lavorare nel locale notturno “Copacabana” – dove è stato per 12 anni – cosa che gli aveva permesso di conoscere diverse celebrità, tra cui Frank Sinatra, Tony Bennett e Bobby Darin. Sebbene avesse smesso di frequentare la scuola molto presto, era loquace e carismatico e si era guadagnato il soprannome “Lip” per la sua capacità di riuscire a persuadere chiunque a fare qualsiasi cosa.

    "Potrei fare 50 film su mio padre", dice Vallelonga. "Era uno di quei personaggi esagerati, alla Damon Runyon. Quando entrava in una stanza, si notava che era lì". Questo ha avuto un grande impatto su suo figlio - così come l'amicizia di Tony con Dr. Shirley e la storia di come si sono incontrati.

    "Fin da piccolo volevo fare il regista e raccontare delle storie, e questa è stata una delle grandi storie che mio padre mi ha raccontato", dice Vallelonga. "Faceva parte della tradizione della famiglia, ma sapevo anche che era una storia importante su due persone molto diverse che sono arrivate a cambiare le loro vite e il modo in cui guardavano le altre persone. È una storia edificante, tanto importante e potente, oggi come allora".

    A Tony, quel viaggio con Shirley nel 1962 aveva aperto gli occhi per la prima volta sulla piaga degli afroamericani nel sud, e sull’enormità di umiliazioni - e pericoli davvero reali – che si riversavano sui neri con le leggi razziali e i privilegi dei bianchi. Le leggi dette di Jim Crow mettevano limiti su dove i neri potessero mangiare, dormire, sedersi, fare acquisti e camminare. Hanno determinato persino quali fontanelle e bagni potessero usare gli afroamericani. In effetti, hanno circoscritto quasi ogni aspetto della loro vita quotidiana. Alcune città del sud hanno persino istituito delle leggi sul coprifuoco che hanno reso illegal,e per i neri, lo stare fuori dopo il tramonto. L'arresto era la cosa meno terribile che potesse accadere loro se fossero stati catturati.

    "Quello che mio padre ha vissuto con Dr. Shirley in quel viaggio ha cambiato il modo in cui guardava il mondo, perché ha visto cose di cui non si era reso conto che stessero accadendo, cose che non aveva mai visto prima", dice Vallelonga. "In definitiva, penso che la stessa cosa valesse anche per Dr. Shirley".

    In effetti, Shirley aveva vissuto una vita molto diversa dalla maggior parte degli altri afroamericani, sia geograficamente, sia culturalmente. Aveva studiato musica classica all'estero e, negli Stati Uniti, si era esibito, principalmente, nel nordest. Quando Tony lo incontrò, Shirley viveva in un lussuoso appartamento sopra la Carnegie Hall. "Era solo un viaggio di due mesi, ma è stato un grande cambiamento per mio padre e ha modificato anche il modo in cui ci ha insegnato a trattare e rispettare le persone".

    Vallelonga ha sempre sperato di poter girare un giorno un film su questo capitolo cruciale della vita di suo padre, così negli ultimi anni della vita di Tony e di Dr. Shirley, Vallelonga registrò ore di audio e videotape con suo padre che raccontava la storia.

     

    Andò anche da Shirley, che aveva conosciuto come amico di famiglia, e passò ore a intervistarlo. "Ho incontrato Dottor Shirley quando avevo cinque anni", dice Vallelonga. "Era un uomo meticoloso, ben vestito, parlava bene, era molto colto. Era molto legato a mio padre e alla mia famiglia. Ed era così carino anche con me e mio fratello. Ci portava regali. Ricordo che mi ha regalato dei pattini quando ero piccolo. Era un essere umano davvero speciale, una persona molto speciale".

    Se da un lato Vallelonga vede Green Book come una testimonianza del carattere e dell'eredità di suo padre, dall’altro è particolarmente orgoglioso che il film possa mettere in mostra anche il talento musicale di Donald Walbridge Shirley, virtuoso pianista, compositore, arrangiatore e artista.

    Dr. Shirley era un uomo profondamente riservato. La maggior parte delle informazioni su di lui si trovano solo nelle note di copertina dei suoi album che scrisse lui stesso, o nelle storie che raccontava di sé alle altre persone, inclusi i Vallelonga. I dettagli sulla sua storia possono a volte essere contraddittori. Ma secondo la tradizione che lo circonda, Shirley è entrato al Conservatorio di Leningrado all'età di 9 anni, ha fatto il suo concerto di debutto con l’orchestra dei Boston Pops a 18 anni, e avrebbe poi preso diverse lauree e imparato molte lingue. Nel 1955, al suo primo album per la Cadence Records, Tonal Expressions, Shirley fu descritto dalla rivista Esquire come "probabilmente il pianista più dotato del settore... così bravo da non permettere paragoni". Il leggendario pianista e compositore Igor Stravinsky che era contemporaneo di Shirley, disse di lui: "La sua virtuosità è degna degli dei".

    "Dr. Shirley era un genio, un uomo fantastico e sorprendente", dice Vallelonga. "Il suo talento era incredibile. Sono contento che il suo nome, il suo lavoro e il suo talento si diffonderanno, nel mondo, attraverso questo film".

    Vallelonga dice che il lavoro di suo padre al Copacabana gli ha permesso di  poter apprezzare la musica e i musicisti. Per questo, quando ha sentito suonare Shirley, ha capito subito che quell'uomo avesse un talento straordinario. "Mio padre parlava sempre di lui, metteva la sua musica a casa nostra e ce la faceva ascoltare", dice Vallelonga. "Quella musica ha aperto il mio mondo. Ascoltavo i Beatles, Jimmy Rosselli, la musica italiana e Don Shirley. È stato un grande mix culturale per me".

    Nel 2013, dopo oltre 50 anni di amicizia, Tony Vallelonga e Don Shirley morirono quasi a tre mesi di distanza l’uno dall’altro - Tony morì il 4 gennaio 2013 all'età di 82 anni e Shirley morì il 6 aprile 2013 all'età di 86 anni. Dopo un periodo di lutto, Vallelonga tornò alla loro storia e iniziò a pensare: questo è il momento di scriverla.

     

  • Genere: Drammatico
  • Regia: Peter Farrelly
  • Titolo Originale: Green Book
  • Distribuzione: Eagle Pictures
  • Produzione: Dreams Works, Partecipant Media, Amblin Partners
  • Data di uscita al cinema: 31 gennaio 2019
  • Durata: 130’
  • Sceneggiatura: Nick Vallelonga, Peter Farrelly, Brian Hayes Currie
  • Direttore della Fotografia: Sean Porter
  • Montaggio: Patrick J. Don Vito
  • Scenografia: Tim Galvin
  • Costumi: Betsy Heimann
  • Attori: Viggo Mortensen, Mahershala Alì, Linda Cardellini, Don Stark, P,J. Byrne, Sebastian Maniscalco, Brian Stepanek, Nick Vallelonga
  • Destinatari: Scuole Secondarie di I grado, Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    IL SOGGETTO

    Questa storia su una lunga amicizia alla fine è diventata un film... grazie a un’altra lunga amicizia. Vallelonga conosceva l'attore Brian Hayes Currie (Armageddon, Con Air) da moltissimi anni, e Currie aveva conosciuto bene il padre di Vallelonga ed era persino apparso nel film di Vallelonga del 2008, Stiletto.

    Currie rimase davvero scioccato quando, alcuni anni fa, in un bar di Studio City, in California, Vallelonga gli raccontò questa storia su Tony, che Currie non aveva mai sentito.

    "Brian mi ha detto: sei pazzo?! Devi assolutamente fare questo film!". Ricorda Vallelonga. L'entusiasmo di Currie ha dato a Vallelonga la spinta finale di cui aveva bisogno. "Gli ho detto che sentivo di essere finalmente pronto a farlo, e ha accettato di scriverlo con me".

    Secondo Currie, la storia aveva una rara profondità e una percezione emotiva unica. "Questo film parla del vedere il mondo attraverso gli occhi di un'altra persona e dell’imparare a vivere nei panni dell'altro", dice Currie. "In molti modi, entrambi gli uomini sono due pesci fuor d'acqua. All'inizio di questa storia, queste due persone non hanno niente in comune, non si sarebbero mai dovuti incontrare, non dovrebbero nemmeno stare insieme. Ma la loro storia dimostra che persone molto diverse possono capirsi e rispettarsi a vicenda".

     

    LA SCENEGGIATURA

    A questo punto entra in scena Peter Farrelly, che insieme a suo fratello Bobby ha scritto, diretto e prodotto una dozzina di film di successo, tra cui Tutti pazzi per Mary, Amore a prima svista, Lo spaccacuori e il cult Scemo & più scemo. Insieme, avevano creato un genere comico del tutto loro: una serie di commedie incredibilmente divertenti che spesso mettevano in risalto quel talento nascosto di noti attori drammatici, come Jeff Daniels, Matt Damon e Gwyneth Paltrow.

    Mentre Vallelonga e Currie stavano iniziando ad esplorare diverse idee per la sceneggiatura, Farrelly, che stava sviluppando la serie comica di DirectTV Loudermilk con Bobby Mort, si imbatté in Currie.

    "Gli ho chiesto: cosa stai facendo?", dice Farrelly. "E lui mi raccontò di questa storia basata sul padre del suo amico, il buttafuori più duro di New York, che lavorò come autista per un pianista di colore di nome Don Shirley, in tour nel sud degli States nel 1962. Pensai che fosse un’idea fantastica. Gli ho detto: buon per te. Corri a farlo!".

    Nelle settimane che seguirono, Farrelly non riuscì a togliersi dalla testa quello che gli aveva detto Currie. "Ho continuato a pensarci", dice. "Stavo a letto a pensare, 'Dio, questa è una storia bellissima'. Guidavo pensando, 'Quel ragazzo ha una storia fantastica tra le mani'. Quindi alla fine chiamai Brian e gli chiesi 'Ehi, com’è finita con quella storia del pianista nero e dell'autista italiano?' Quando mi disse 'Non abbiamo ancora iniziato a scriverlo', gli chiesi, 'Posso scriverlo con voi? Mi piacerebbe salire a bordo. Adoro quella storia".

    Un film drammatico, d'epoca, legato ai conflitti razziali, sembrava una brusca svolta creativa per Farrelly. In effetti lo era, ma non del tutto. "Questo film è un inizio per me", dice Farrelly. "Ma questa storia mi riporta in realtà a ciò che ho sempre voluto fare. Nel corso degli anni, quando le persone mi chiedevano se avessi mai fatto un film drammatico, la mia risposta è sempre stata: Sì, quando arriverà il momento. È l'universo che te lo porta. È come chiedere a qualcuno: Quando ti innamorerai? Quando arriva… arriva".

    Non molto tempo dopo che Farrelly salì a bordo del progetto, lui, Currie e Vallelonga si incontrarono in un ristorante. "Pete è stato fantastico", ricorda Currie. "Ha detto: faremo assolutamente un film su questa storia. Te lo prometto in questo momento. Riesco a prevedere sempre quando un film sarà realizzato e questo lo sarà. Pete era impegnato con Loudermilk, così Nick e io iniziammo a scrivere la prima bozza".

    Vallelonga e Currie avevano moltissimo materiale su cui lavorare: interviste registrate di Vallelonga a Tony, gli appunti delle sue interviste a Shirley, oltre a fotografie, brochure, cartoline, persino la mappa che mostrava la rotta del viaggio, che Tony aveva tenuto. Dopo il viaggio iniziale di due mesi di Tony e Dr. Shirley, i due hanno fatto un altro tour che è durato circa un anno – Shirley ha poi chiesto a Tony di unirsi a lui nel suo tour in Europa, ma Tony ha rifiutato perché non voleva rimanere lontano dalla sua famiglia così a lungo – quindi Vallelonga e Currie hanno avuto accesso anche alle numerose lettere che Tony e sua moglie Dolores si erano scambiati mentre Tony era in viaggio, in cui emergono le emozioni e le esperienze che stavano vivendo.

    "Avevamo così tante informazioni, così tante belle storie", dice Vallelonga. "Alcune di queste erano così assurde che nessuno ci avrebbe creduto. Abbiamo passato tre, quattro settimane a creare le scene". Quando hanno finito, hanno presentato il loro progetto a Farrelly. "È stato geniale nell’ottimizzarlo", dice Vallelonga. "Tutti e tre insieme lo abbiamo perfezionato, perfezionato e perfezionato, ricominciando dall'inizio con gli input di Peter".

    Sebbene la sceneggiatura sia basata su eventi reali, è stato in questo modo che hanno definito l'arco narrativo generale della sceneggiatura. Il dono di Farrelly per la narrazione e i personaggi, e la sua precisione come scrittore, hanno reso il tutto possibile.

    "Pete sa cosa funziona e cosa no, cosa è importante e cosa è eccessivo", dice Currie. "Ama raccontare storie e affascina il pubblico quando parla perché sa cosa fa funzionare davvero una storia".

    Dopo che la sceneggiatura fu completata, Farrelly la inviò al suo socio/produttore Charles Wessler, senza dirgli nulla a riguardo. "Mi ha solo detto, leggila e dimmi cosa ne pensi", ricorda Wessler. "Quando ho iniziato a leggerla ho pensato che fosse diversa da tutto ciò che avevamo fatto prima. A pagina 22 ho pensato che fosse perfetta per Pete. L'ho adorata e gli ho detto che volevo farne parte".

    Wessler, che ha lavorato con Farrelly per quasi 30 anni, dice che la maggior parte della gente non sa che il regista, famoso per le sue commedie, ha conseguito un Master of Fine Arts alla Columbia University e ha scritto due romanzi.

    "Nel corso degli anni, Pete ha condiviso centinaia di storie fantastiche con me e i nostri amici", afferma Wessler. "Storie che vanno dall'infanzia al college e al trasferimento a L.A. dopo la laurea all'università. Ha un occhio così attento per tutti i dettagli umani. Ha sempre avuto il talento di mescolare ‘il divertente’, ‘il tragico’ e ‘l’umanità’. Ciò che rende Pete un regista così meraviglioso è la sua onestà. È un osservatore straordinario della vita e delle persone e traduce ciò nelle sceneggiature e nei film. È divertente e lavorare con lui è uno spasso".

    Il pluripremiato attore Viggo Mortensen, che interpreta Tony Vallelonga, afferma che il potere di Green Book deriva non solo dal fatto che sia una storia vera, ma dai punti di forza che Farrelly apporta come sceneggiatore e regista: la sensibilità e il realismo.

    "Devi riuscire a vedere questi personaggi come persone reali, in situazioni reali, e Pete è riuscito in questo intento", dice Mortensen. "I dettagli del periodo e gli aspetti drammatici della storia sono così ben gestiti. Ci sono situazioni divertenti, ma non è la comicità che si vede negli altri suoi film. L'umorismo deriva più dalle situazioni e dai contrasti tra i personaggi. C'è molta attenzione ai dettagli, un'autenticità che ti aiuta a credere a tutto".

    L'attore vincitore dell'Oscar® Mahershala Ali, che interpreta Don Shirley, afferma che è il bilanciamento tra umorismo e dramma che rende Green Book fortemente autentico. "Sembra vero perché è un mix", dice Ali. "Il modo in cui Peter Farrelly,

    Brian Currie e Nick Vallelonga hanno scolpito questa sceneggiatura, ti porta al culmine delle risate e ti immerge nel più profondo dolore".

    Jim Burke ha prodotto il film candidato agli Oscar® Paradiso amaro e ha co- prodotto il secondo film di Farrelly, Kingpin. Conosce Farrelly da molti anni e da tempo desiderava vedere Farrelly espandersi in altri generi. "Le commedie di Pete sono fantastiche, ma so che in lui c'è dell'altro, e volevo vederlo al cinema", dice Burke. "Quando è venuto da me con questa idea ho pensato che fosse fantastica. Credevo che questa storia potesse avere alcuni spigoli taglienti a causa di questi due personaggi ma che Pete sarebbe riuscito a gestire la cosa in maniera molto tenera".

     

    Burke crede inoltre che il lavoro fatto nelle commedie abbia preparato Farrelly molto bene per una transizione verso i film drammatici, cristallizzando le sue capacità di scrittore. "Con la commedia, devi far ridere e usare solo la giusta sequenza di parole", dice Burke. "Peter è abituato a questo, e lo applica anche nella sceneggiatura drammatica. La sua migliore qualità di scrittore è la sua ostinazione, perché ciò che gli scrittori fanno è scrivere e riscrivere. Se sei fortunato, la tua prima bozza è piuttosto buona, ma la parte più difficile della scrittura è rendere il buono molto buono e poi eccellente. È quello che fa Pete".

    La vincitrice di Oscar® Octavia Spencer (The Help, Il diritto di contare) è da sempre una paladina di storie che fanno luce sull'esperienza afro-americana e che ampliano la profondità e la diversità delle vite che vediamo ritratte sullo schermo. Dopo aver coprodotto il film drammatico del 2013 di Ryan Coogler, Prossima fermata Fruitvale Station, ha generosamente offerto la sua passione, la sua visione e il suo sostegno a Green Book, entrando a far parte del team del film come produttrice esecutiva fin dalle prime fasi di sviluppo. "Octavia ha portato al progetto le sue intuizioni uniche e la sua delicata sensibilità", dice Farrelly. "È un'attrice così dotata, ma anche una narratrice, e le sue intuizioni sulle complesse relazioni tra quelle personalità diverse sono state inestimabili. Ha avuto un entusiasmo palpabile nel raccontare questa storia e ci sentiamo molto fortunati per il suo coinvolgimento".

    Green Book è un film drammatico, naturalmente, ma ci sono momenti di leggerezza che sono interni alla storia e rafforzano i personaggi. "Ho detto a tutti che stavo scrivendo il mio primo film drammatico", dice Farrelly. "Ma mentre vai avanti con i personaggi e con la loro storia, ti rendi conto che è una coppia davvero strana". L'artista raffinato ed elegante e l‘uomo duro e macho. "Mettere insieme questi due ragazzi in una macchina, è come mettere i protagonisti di La strana coppia in viaggio. Ci sono cose di cui Dr. Shirley parla, di cui Tony non abbia la men che minima idea. Sono agli opposti, ed è da lì che proviene la maggior parte dell'umorismo comico".

    In effetti, Tony e Dr. Shirley sono completamente agli antipodi, su quasi tutti i livelli, e ci vuole un po' prima che inizino a capire cosa abbiano in comune.

    "Doc non è come gli altri afroamericani con cui Tony è cresciuto a New York", dice Mortensen. "Non ha mai visto un uomo come lui. All'inizio Tony pensa che questo ragazzo sia molto pungente, pignolo, persino snob. Tony potrebbe non essere brillante come Doc Shirley, ma ha un buon istinto ed è dotato di intelligenza di strada. E anche se Doc pensa che Tony sia una buona guardia del corpo e un bravo autista, pensa anche che sia fastidioso. Tony parla continuamente in macchina, fuma, mangia ininterrottamente, fa domande personali. E Doc Shirley è abituato ad avere conducenti discreti ed educati che non parlano, a meno che non venga loro richiesto. Si possono vedere i diversi punti di vista di entrambi fin dall'inizio del viaggio".

    La loro relazione è quasi antagonistica in un primo momento, ma più Tony e Dr. Shirley trascorrono del tempo insieme, più trovano argomenti e discussioni, e cominciano a rivelarsi a vicenda. Tutto mentre sono costretti in un'auto insieme. E quell'elemento del viaggio era una grande attrazione per Farrelly.

    "È interessante notare come in molti dei miei film ci siano effettivamente dei viaggi", dice Farrelly, citando Scemo & più scemo, Kingpin e Tutti pazzi per Mary, tra gli altri. Lo stesso Farrelly ha fatto il giro del Paese 22 volte - 16 di queste in solitaria. "Non c’è niente di più bello che salire in macchina e andare. Mi aiuta a pensare. Mi schiarisce le idee. C’è qualcosa nel mio cervello che continua a spingermi verso questo tipo di storie. Non ne ho mai abbastanza".

     

    Mortensen crede che i road movie presentino situazioni in cui le persone sono costrette a stare insieme, il che spesso porta alla scoperta dell’altro e all'autorivelazione.

    "In generale, i road movie ti danno l'opportunità di mettere insieme personaggi che normalmente non passerebbero molto tempo insieme", dice Mortensen. "Cose interessanti possono accadere… e accadranno. Più tempo passi con qualcuno, più ci potresti andare d'accordo o in disaccordo. Più imparerai su di loro e su te stesso. Non c'è proprio modo di evitarlo. Il nostro road movie inizia su una Cadillac Coupe De Ville nel 1962, guidando attraverso il sud degli Stati Uniti, e siamo costantemente insieme, perché io sono la sua guardia del corpo e devo stare con lui ovunque vada. Questo è il lavoro. Per quanto la storia al centro di Green Book riguardi gli ostacoli che Tony e Doc Shirley devono affrontare – il razzismo istituzionalizzato e altri problemi che incontrato lungo la strada – l'ostacolo più complesso che ciascuno dei nostri personaggi deve affrontare si trova dentro se stessi".

    Ali vede la stretta vicinanza dei loro personaggi nell'auto come una forza che colma il divario tra i loro mondi diversi. "Non è che diventano più simili l’uno all’altro, ma imparano come accettarsi e diventano veri alleati nel tempo", dice Ali. "Arrivano a capire che sono in questo viaggio insieme, come amici, come una sorta di compagni di squadra, ed è bello vedere quello che succede".

    Per i produttori e il cast, i temi che Green Book affronta così in profondità - dalla razza ai pregiudizi, alla sessualità, agli stereotipi – sono molto attuali ancora oggi.

    "Questo è un film sul rapporto tra un uomo nero e un uomo bianco prima del Civil Rights Act, e sullo sfondo ci sono delle ovvie tensioni socio-economiche e razziali", dice Mortensen. "In molti modi, stiamo affrontando gli stessi problemi rappresentati nel film ancora oggi. Ci sono molte situazioni che si ripetono nella storia, tra il 1962 e oggi, e penso che la gente troverà questo illuminante oltre che divertente".

    In molti modi, Green Book è un film che costringerà il pubblico a confrontarsi con i propri preconcetti e pregiudizi. "Ci sono cose in Green Book che ti faranno incazzare sul modo in cui l'uomo tratta i suoi simili", dice Wessler. "Ma c'è una redenzione qui: due uomini che creano un rapporto, nonostante le loro differenze".

    Mortensen crede che un film del genere, se ambientato nel passato, può aiutarci a vedere il nostro presente più chiaramente.

    "Uscire dal tempo presente può anche spazzare via tutto il rumore delle nostre preoccupazioni immediate e dei pregiudizi", dice Mortensen. "Tutte quelle cose che ti impediscono di ascoltare qualcuno quando hai una discussione. Guardare un film d'epoca – se è ben costruito e diretto come lo è Green Book – e il modo in cui le persone si sono comportate in passato, spesso ti permette di imparare cose che non potresti imparare guardando un film girato in un ambiente contemporaneo".

    "Questa storia è raccontata con un'eleganza così leggera", afferma Dimiter D. Marinov, che interpreta il violoncellista Oleg del trio musicale di Dr. Shirley. "Credo che sia un capolavoro sull'essere umani, sui rapporti umani, sul modo in cui esistiamo. Ogni singola persona, specialmente i giovani, dovrebbe vedere questo film e capire che se vuoi cambiare qualcosa nel mondo, devi iniziare da te stesso. È un film sulla bontà, la vera bontà. Ti dimostra che se sei buono, cambierai, e il tuo cambiamento cambierà anche gli altri. La storia si ripete finché non impariamo".

    E queste lezioni non si limitano alle questioni razziali. "Don Shirley era gay in un momento storico in cui era particolarmente difficile", dice Farrelly. "Questo riguarda ancora oggi molte persone in tutto il mondo. Questa storia ha avuto luogo nel 1962, ma questi sono gli stessi argomenti di cui parliamo tutt’oggi".

     

    Il modo in cui questi due personaggi – due uomini agli antipodi che sembrano non avere nessuna esperienza condivisa su cui costruire un'amicizia – alla fine si uniscono è ciò che conferisce a Green Book la sua forza e la sua rilevanza, ritiene Ali. "Questo è un film perfetto per il pubblico di tutto il mondo, perché parla di persone che sono diverse, che sono in grado di scoprire le loro somiglianze e insegnarsi a vicenda le proprie differenze", dice Ali. "Sono in grado di accettarsi l'un l'altro. Questi uomini provengono da mondi molto diversi e diventano alleati".

     

  • Spunti di Riflessione:

     

     Spunti sulla storia degli afroamericani da Abramo Lincoln a oggi di LDF

    1) La guerra di secessione americana, (1861-1865), scoppiò tra gli Stati del Nord antischiavisti e quelli del Sud che consideravano la schiavitù come elemento fondamentale della loro economia. La scissione partì dagli Stati sudisti che costituirono una confederazione con Presidente Jefferson Davis, quando nel 1860, venne eletto presidente degli Stati Uniti Abramo Lincoln. La lotta contro la schiavitù fu elemento fondamentale della politica di Lincoln però, alla base del conflitto, ci furono altri motivi considerati importanti dal Presidente. Quali?

    2) E’ vero che, oltre i motivi di cui parliamo nella precedente domanda, l’abolizione della schiavitù fu uno dei cardini fondamentali della politica di Lincoln. Infatti, egli, già nel 1854, eletto al Congresso per l’Illinois, si oppose al “Kansas Nebraska Act”, mentre aveva già cercato, nel 1850 di impedire l’approvazione della legge conosciuta con il nome di “Fugitive Slave Act”, provvedimenti che vennero entrambi approvati. Negli anni in cui queste leggi furono emanate chi prevaleva nel Congresso? Gli Stati del Nord o gli Stati del Sud?

    3) Nel 1860, quando venne eletto Lincoln, gli Stati del Sud compresero subito che, con un Presidente antischiavista, la loro situazione politico-economica cominciava ad avere problemi. Eppure, appena dopo la sua elezione, Lincoln cercò un accordo con gli Stati sudisti proponendo…?

    4) Il Sud non accettò la proposta di Lincoln e scoppiò la guerra: primo atto di belligeranza fu la creazione della Confederazione degli Stati del Sud il 4 febbraio 1860. Ci furono Stati sudisti che rimasero accanto a Lincoln?  Se sì quali furono e perché rimasero con gli unionisti?

    5) Nel 1863 Lincoln emanò il proclama di emancipazione degli schiavi in cui si dichiarava che, qualora gli Stati ribelli non fossero rientrati nell’Unione, gli schiavi sarebbero stati dichiarati liberi. In relazione a questo proclama ci sono da porsi due domande:

    a) Il proclama valeva anche per gli Stati schiavisti che erano rimasti nell’Unione?

    b) Ove la Confederazione avesse accettato quanto scritto nel proclama, cioè arrendersi e rientrare nell’Unione, gli Stati sudisti avrebbero potuto o no mantenere i loro schiavi?

    6) Quali furono gli elementi politico-sociali che spinsero Lincoln, nel 1864, a decidere di far approvare dal Congresso il 13° emendamento alla Costituzione con cui si aboliva la schiavitù?:

    a) Il fatto che egli fosse profondamente antischiavista?

    b) La necessità di determinare negli Stati confederati una situazione pericolosa per i bianchi, in genere proprietari di piantagioni?

    c) Il voler costringere l’esercito confederato alla resa senza condizioni, visto che la situazione bellica ormai volgeva a favore dei nordisti e l’abolizione della schiavitù avrebbe di sicuro dato il colpo di grazia all’esercito sudista?

     

    7) La lotta per l’approvazione del 13° emendamento alla Camera dei rappresentanti, ebbe un capo, Thaddeus Stevens che, da sempre, aveva lottato per l’abolizione della schiavitù e che, pur di far approvare, il 13° emendamento, dovette giungere a un compromesso in cui si parlava di razze diverse. Approfondite l’argomento.

    8) Quando venne costituito, in USA, il movimento per i diritti civili della popolazione afroamericana?

    9) Il caso di “Rosa Parks”, nel 1955, creò in tutti i neri d’America un desiderio di rivalsa verso i bianchi. C’era la segregazione razziale sugli autobus? Bene la popolazione afroamericana non avrebbe più preso gli autobus; quali fatti si verificarono per questa resistenza passiva dei neri in tutti gli stati americani. Effettuate ricerche in merito.

    10) La guerra di secessione (1861-1865) (il conflitto che fece il maggior numero di morti tra gli americani) si combatté, soprattutto in nome della schiavitù. Dalla guerra di secessione dovettero passare 90 anni prima che si incominciasse a parlare dei diritti degli afroamericani. Novant’anni in cui i neri d’America dovettero subire soprusi continui, maggiormente nel sud degli Stati Uniti, dalla popolazione bianca ma, soprattutto, da associazioni pseudo segrete di bianchi come il Ku Klux Khan. Effettuate ricerche su questa associazione, chiarendo: 

    - dove si sviluppò

    - quali erano i suoi scopi.

    11) Il caso di Rosa Parks, di cui parliamo nella domanda 9, si verificò a Montgomery, in Alabama (uno stato del sud) mentre nella città era pastore Martin Luther King. Quanto, secondo la vostra opinione, influirono sull’uditorio le prediche del pastore King?

    12) Martin Luther King perseguiva (come in India il Mahatma Gandhi), il raggiungimento dei suoi scopi attraverso la resistenza passiva e la non violenza. Secondo la vostra opinione, aveva raggiunto il fine che si era prefissato quando, nel 1968, venne assassinato a Memphis, nel Tennessee (sempre uno Stato del Sud)?

    13) Ci furono tra gli afroamericani movimenti contrari alla politica della non violenza perseguita da King: il più famoso fu quello dei Black Muslims (i musulmani neri) che ebbe come capo carismatico Malcom X fino a che, anche lui, non venne assassinato. Effettuate ricerche in merito a quando nacque questa associazione, quali scopi si prefiggeva di raggiungere e con quali metodi? 

    14) Altri movimenti che perseguivano la lotta, nella e per la comunità nera, furono quello detto del “Potere nero” e il Black panther party”. Recentemente sono accaduti fatti che hanno coinvolto afroamericani e poliziotti bianchi che non hanno esitato a sparare e a uccidere. Stranamente queste situazioni non hanno provocato altre violenze (tranne forse una), ma una marcia silenziosa di rifiuto a questi tragici fatti in quasi tutte le città degli Stati Uniti. Perché non c’è stata la reazione violenta che si ebbe, anni fa, quando venne ripreso dalla televisione un uomo di colore, Rodney King mentre veniva riempito da calci, schiaffi e pugni da tre poliziotti bianchi? Secondo voi a quali fattori si può attribuire la reazione tranquilla di oggi rispetto a quella che coinvolse gli afroamericani di fronte alle violenze subite da King? 

    15) Nel 1965, il Congresso degli Stati Uniti promulgò il “Civil Rights Act”, voluto fortemente dal presidente John Fitzgerald Kennedy. Quali erano gli articoli più importanti di questa nuova legge e perché Kennedy non ebbe la soddisfazione di vederla promulgata? E quale presidente, successivo a Kennedy, si battè perché fosse approvata?

    16) Qual era il motivo socio-politico e umano che determinò lo sconcerto della popolazione americana quando, in televisione, la sera del 17 marzo 1965, vide come la polizia di Selma, una cittadina del sud, aveva attaccato i partecipanti afroamericani di una marcia pacifica che da Selma li avrebbe portati a Montgomery, capitale dell’Alabama. Cosa chiedevano queste persone che vennero calpestate e offese?

    17) I manifestanti chiedevano il diritto al voto che, pur concesso agli afroamericani nel 1870 con il passaggio e l’approvazione al Congresso del 15° emendamento, avevano innumerevoli difficoltà (poste dai bianchi locali) a esercitare. Perché e come avveniva questa ingiustizia?

    18) Ancora oggi il diritto al voto degli afroamericani rimane controverso per:

    - La revoca del 2013 da parte della Corte Suprema di sezioni del Voting Rights Act del 1965?

    - Un nuovo difficoltoso sistema dell’identificazione dei votanti di colore? 

    Approfondite gli argomenti ed esprimete la vostra opinione in merito. 

    19) Ritornando alla reazione violenta della polizia verso gli uomini e le donne di colore (domanda n. 16) che parteciparono o meglio tentarono di partecipare alla marcia del 7 marzo 1965, è necessario chiarire che la polizia americana è organizzata diversamente dalla nostra. Le nostre forze di polizia, pur suddivise in commissariati e questure locali, dipendono dal Ministero dell’Interno, al contrario dei poliziotti americani che dipendono, città per città, da un capo (in determinate zone denominato sceriffo), nominato dal sindaco, con notevoli implicazioni politiche. I poliziotti americani sono, in massima parte, bianchi. L’unico organo di polizia nazionale è il FBI (Federal Bureau Investigation). 

    Quanto questa organizzazione della polizia USA dà ad essa un’autonomia che in altri paesi, come il nostro, non esiste?

    20) Perché Martin Luther King decise di tentare verso Montgomery la marcia una seconda volta il 9 marzo? E perché anche questa marcia fallì? 

    Il presidente Johnson si rese conto di quanto accadeva ora. I neri d’America  e invitò (non era la prima volta) Martin Luther King alla Casa Bianca. Cosa sperava di raggiungere il presidente con questo incontro?

    21) Johnson era texano, quindi del sud. Quando egli a difesa del diritto di voto dei manifestanti di Selma e di tutta la popolazione nera d’America parlò al Congresso il 15 marzo 1965 era convinto (come sarebbe stato Kennedy) di ciò che diceva o in lui parlava il politico che, pur sapendo che il diritto al voto dei neri era una manifestazione di giustizia, aveva, in quel momento, un unico scopo: disinnescare la miccia?

    22) Dal 1965 a oggi la situazione politica della popolazione afroamericana è cambiata in meglio o, soprattutto negli Stati Uniti del sud, è rimasta simile a distanza di tanti anni?

    23) «Il cammino è pieno di asprezze, ma nonostante le fatiche e le umiliazioni, ho ancora un sogno. Sogno che sulle rosse colline della Georgia i figli degli antichi schiavi e degli schiavisti possano sedere insieme al tavolo della fratellanza. Sogno che lo Stato del Mississipi, rigonfio d'oppressione e di brutalità, sia trasformato in terra di libertà e di giustizia. Sogno che un giorno l'Alabama sia trasformato in uno Stato dove bambine e bambini neri potranno dare la mano a bambine e bambini bianchi e camminare insieme come fratelli e sorelle... Con questa fede torno nel Sud. Con questa fede staccheremo alla montagna dell'angoscia una scheggia di speranza. Con questa fede potremo lavorare insieme, pregare insieme, lottare insieme, andare in prigione insieme, sapendo che un giorno saremo liberi. Quando ciò avverrà, tutti i figli di Dio, bianchi e neri, ebrei e pagani, evangelici e cattolici, potranno giungere le mani e cantare l'antico inno degli schiavi: "Finalmente liberi! Finalmente liberi! Gran Dio onnipotente, siamo finalmente liberi!"». La legge per i diritti civili viene approvata il 10 febbraio 1964. Quella marcia pacifista e la figura di Martin Luther King hanno risonanza in tutto il mondo e le sue predicazioni e i suoi scritti vengono tradotti e letti in molti Paesi, ed anche in Italia: Il fronte della coscienza,

    Discorso tenuto a Wahington il 29 agosto 1963 da Martin Luther King dinanzi a 250.000 persone.

    La legge per i diritti civili venne approvata il 10 febbraio 1964.

     

    Spunti di riflessione di LDF

    1) Green Book narra la storia di un’amicizia tra due persone completamente diverse; Tony Lip, il più famoso buttafuori dei locali notturni della New York anni ’60 e Mr. Shirley un uomo di colore colto, timido, riservato e grande pianista. Qual è il motivo per cui nasce questo rapporto amicale che rimane vivo tra i due fino alla loro morte? 

    2) Negli anni ’60, anche se in parte combattuta, vigeva ancora l’ “apartheid” soprattutto negli Stati Uniti del Sud. Tony Lip, avendo bisogno di denaro per la sua numerosa famiglia, accettò di lavorare per Mr. Shirley, ma anche per New York, dove entrambi vivevano, secondo voi. non apparve un po’ strano che un bianco, come Tony, accettasse di fare l’autista a un signore afroamericano?

    3) Il rapporto d’amicizia tra i due cominciò a nascere quando Tony accettò di accompagnare Mr. Shirley in viaggio nei paesi del Sud degli Stati Uniti. Perché Shirley decise di fare quel viaggio? Egli non poteva non sapere in quale situazione vivessero i neri americani in quelle zone. Perché decise di andarci? O, forse, non immaginava a quale tragico punto la situazione fosse?

    4) E perché Tony accettò di accompagnarlo indipendentemente ai suoi problemi economici che lo avevano spinto, egli di razza bianca, a lavorare per un uomo di colore anche se culturalmente e, per posizione, superiore alla sua?

    5) Il viaggio dei due avvenne nel 1962 e Tony non potè non vedere la situazione in cui vivevano i neri americani del sud, le umiliazioni continue cui erano sottoposti e i pericoli (il Ku Klux Klan ancora esisteva!) che correvano con le loro famiglie mentre la popolazione bianca sudista godeva di tutti i privilegi. Quale fu la reazione di Tony dinanzi a queste ingiustizie?

    6) Le cosiddette leggi di Jim Crow negli anni ’60, ponevano ai neri ogni tipo di limite, determinando addirittura quali fontanelle e quali bagni potessero usare! Alcune città del sud avevano messo il coprifuoco per la popolazione nera che, oltre una data ora, non poteva uscire di casa! I bianchi spadroneggiavano e i neri subivano. Quando la situazione iniziò a cambiare?

    7) Il cambiamento cominciò quasi silenziosamente a Montgomery capitale dello Stato dell’Alabama, quando una signora di colore, Rosa Parks, si sedette, nel 1955, sull’autobus in un posto riservato ai bianchi. Fu fatta scendere e venne arrestata anche se per poco. Ma, stranamente, fu quel piccolo fatto a generare una reazione collettiva da parte di tutti i neri americani. Cosa accadde? 

    8) Quando Tony si rese conto che forse quel sofferto modo di vivere degli afroamericani del sud colpiva anche Don Shirley? Shirley era abituato a una vita diversa e non immaginava che gente di colore, uomini e donne americani, vivessero in quelle condizioni?

    9) Per Tony quel viaggio e la presa di coscienza di ciò che vivevano i neri negli Stati del sud cambiò il suo modo di vedere gli uomini perché ciò che vide egli mai avrebbe immaginato potesse avvenire. Cosa fece Tony al suo ritorno a New York e, con quali occhi, iniziò a guardare il suo amico di colore?

    10) E’ certo che la vita di Shirley è stata diversa da quella che, nel viaggio con Tony, è costretto a vedere nei paesi del sud. Egli è un virtuoso pianista, diplomatosi al conservatorio di Leningrado, ha diverse lauree e vive a New York in un appartamento sul Carnegie Hall. Nick Vallelunga, figlio di Tony, scrittore e regista, si chiede ancora cosa spinse Shirley a fare quel viaggio. Voleva vedere, con i suoi occhi ciò che gli sembrava impossibile nell’America degli anni ’60 oppure….. Esprimete la vostra opinione.

    11) Nick, il figlio di Tony, al cui entusiasmo per la storia si deve la realizzazione di questo film cui partecipò come sceneggiatore, dice che il lavoro di suo padr,e al Copacabana di New York, gli permise di saper apprezzare la musica e i musicisti e quando, per la prima volta, udì suonare Don Shirley si rese conto di trovarsi di fronte a un grande pianista di cui il grande Igor Stravinski disse “La sua virtuosità è degna degli dei”. Fu la sua grande riservatezza e la sua signorilità a impedire, a Don Shirley, di diventare famoso ai suoi tempi?

    12) La relazione tra Tony e Shirley, all’inizio del viaggio, fu quasi antagonistica. Mentre Shirley voleva stare tranquillo, Tony parlava in continuazione, mangiava e fumava disturbando l’altro compagno di viaggio, disabituato ad autisti così. Quando i due cominciano veramente a parlare e a conoscersi e ad apprezzarsi reciprocamente?

    13) Peter Farrelly, il regista del film che, fino a Green Book, aveva solo realizzato commedie (da “Tutti pazzi per Mary” a “Scemo più scemo”), dopo aver letto il soggetto  se ne appassionò talmente che decise di dirigerlo lui e di trovare il produttore e gli attori: Viggo Mortensen per Tony e Mahershala Alì per Shirley. Farrelly sostiene che Green Book è un film drammatico con momenti di comicità che scaturiscono, dalla stessa, diversità dei due compagni di viaggio: l’artista raffinato ed elegante e l’uomo duro e macho. Siete d’accordo con Farrelly?

    14) Peter Farrelly sostiene che “mettere questi due ragazzi così diversi in una macchina significa creare una parte del film con questa strana coppia in viaggio”. E’ giusta secondo voi questa definizione? E, secondo voi, perché? 

    15) E’ curioso e divertente notare, in molte scene, quando Don Shirley parla e Tony non ha alcuna idea di ciò che il compagno di viaggio gli stia dicendo. Però quando Shirley e Tony vedono la sofferenza e il dolore, entrambi capiscono e, pur nella convinzione reciproca e condivisa si ritrovano nel loro comune essere uomini, partecipi del dolore degli altri. Siete d’accordo?

    16) Quanto, per il sorgere dell’amicizia tra i due, valse il momento del viaggio in cui l’auto si ferma davanti a un campo nel quale lavorano uomini di colore? Nessuno parla ma i due viaggiatori non possono non cogliere lo stupore e anche un ombra di timore quando i contadini si rendono conto che è un bianco a fare da autista a un uomo di colore. E’ giusto dire che accanto allo stupore ci sia anche timore? Perché e per chi?

    17) In molti modi, afferma uno dei produttori, Charles B Wellser, Green Book è un film che costringerà molti spettatori a confrontarsi con i propri preconcetti e giudizi. Siete d’accordo?

     

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