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Cold War In evidenza

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  • Sinossi:

     

    Cold War è un'appassionata storia d'amore tra un uomo e una donna che si incontrano nella Polonia del dopoguerra ridotta in macerie.

    Provenendo da ambienti diversi e avendo temperamenti opposti, il loro rapporto è complicato, eppure sono fatalmente destinati ad appartenersi.

    Negli anni '50, durante la Guerra Fredda, in Polonia, a Berlino, in Jugoslavia e a Parigi, la coppia si separa più volte per ragioni politiche, per difetti caratteriali o solo per sfortunate coincidenze: una storia d'amore impossibile in un'epoca difficile.

    Cold War è dedicato ai genitori di Pawel Pawlikowski, l’autore del film i cui nomi sono quelli dei protagonisti del film.

    I veri Wiktor e Zula sono morti nel 1989, appena prima della caduta del Muro di Berlino. Avevano trascorso i precedenti 40 anni insieme, prendendosi e lasciandosi, punendosi a vicenda, separandosi o rincorrendosi da una parte all'altra della Cortina di Ferro. “Erano tutte e due persone forti e meravigliose, ma come coppia un disastro totale”, ricorda Pawlikowski.

    Sebbene per molti versi la coppia del film non somigli a quella reale, Pawlikowski ha meditato per quasi un decennio sul modo in cui raccontare la storia dei suoi genitori. Come rendere sullo schermo tutte le decisioni e i ripensamenti? Come trattare un periodo di tempo così lungo? “La loro vita non ha avuto niente di palesemente romanzesco” racconta, e “nonostante io sia rimasto sempre molto vicino ai miei genitori – sono figlio unico – più pensavo a loro dopo la loro scomparsa, meno mi sembrava di capirli”. Nonostante le difficoltà, Pawel ha continuato a provare a dar forma al mistero del loro rapporto. “Ho vissuto a lungo e ho visto tante cose, ma la storia dei miei genitori mette in ombra tutte le altre. Sono stati i personaggi più interessanti che abbia mai incontrato”.

    A differenza della madre di Pawel – che fuggì di casa per diventare ballerina quando aveva 17 anni ma che proveniva da una famiglia della borghesia medio-alta – Zula proviene dai bassifondi di un'anonima cittadina di provincia. Si fa passare per contadina per poter entrare a far parte di un gruppo folcloristico, un modo per lei di sfuggire alla povertà. Nel film si lascia intendere che forse ha scontato una pena in prigione per aver ucciso il padre che abusava di lei.

    “Mi confondeva con la mamma, così ho usato un coltello per spiegargli la differenza” racconta Zula

    a Wiktor. Sa ballare e cantare, è sfrontata e affascinante, ce l'ha con il mondo intero e, quando diventa una star, capisce di essere arrivata dove voleva. “Per Zula il comunismo non è un problema” dice Pawlikowski. “Non ha nessun interesse a scappare in Occidente”.

    Il Wiktor del film invece è cresciuto in un ambiente molto più colto e raffinato, ed è chiaramente un musicista di talento. “E' calmo e posato, è un intellettuale di città inserito in un ambiente culturalmente elevato, e ha bisogno dell'energia di lei”, dice Pawlikowski. Ha immaginato che Wiktor fosse stato mandato a studiare musica a Parigi prima della guerra, con Nadia Boulanger come insegnante. Poi, durante l'occupazione tedesca, che si fosse guadagnato da vivere suonando illegalmente nei caffè di Varsavia – come peraltro hanno fatto davvero i grandi compositori polacchi Lutosławski e Panufnik. Sebbene sia un pianista eccellente, con una formazione classica, Wiktor non ha però quello che ci vuole per diventare un grande compositore. E comunque la sua vera passione è l jazz.

    Gli indizi sul suo passato sono rintracciabili nella musica. Nella scena del film in cui Wiktor suona una melodia al piano per Zula in modo che lei possa cantargli qualcosa, quella che si sente è ‘I Loves You Porgy’, dall'opera di George Gershwin Porgy and Bess. Per quanti la riconoscono si tratta di un chiaro segnale: Wiktor è stato in Europa occidentale. “Dopo la guerra, con lo stabilirsi del regime stalinista in Polonia, Wiktor non sa che fare”, riflette Pawlikowski. Il jazz era vietato dallo stalinismo, come pure tutta la moderna musica formalista. Nella mente di Pawlikowski, Wiktor non è mai stato interessato alla musica folcloristica polacca, ma quando incontra Irena con il suo progetto sul folk, si rende conto che potrebbe trattarsi di una buona occasione per chi come lui non ha niente da fare.  Il suo desiderio di fuggire aumenta quando il gruppo folk comincia ad essere usato dal regime a fini politici, e quando scopre di essere spiato dai Servizi di sicurezza. La goccia che fa traboccare il vaso è quando Irena, con la quale ha anche avuto una breve relazione, viene licenziata per non aver rispettato le regole. Sa che non ci sarà mai alcuna libertà, musicale o di altro tipo, nella Repubblica popolare polacca, che sarà sempre trattato con sospetto e che i compromessi necessari a sopravvivere alla fine lo distruggeranno. L'unica soluzione è scappare ad Ovest.

      LA POLITICA

    Sia che abbia aumentato o che abbia limitato le opportunità per i due protagonisti del film, la pressione esercitata dal comunismo va compresa bene, dato che fa costantemente da sfondo alla storia. Quando Zula ammette di aver fatto la spia su Wiktor, si capisce che questo tradimento, dal suo punto di vista, è un puro atto di sopravvivenza.

    Pawlikowski si aspetta che nella Polonia di oggi ossessivamente impegnata a riesaminare e reinterpretare il suo passato, verrà attaccato per non aver sottolineato a sufficienza gli orrori del comunismo, per non aver “mostrato abbastanza il terrore e le sofferenze causati dal regime comunista”. Ma la sensazione di minaccia nel film è ancora più palpabile per il fatto di essere poco esplicita, e il suo scopo è comunque sempre quello di mostrare l'impatto psicologico della politica sui personaggi… Wiktor, per esempio, diventa meno risoluto quando si trova in esilio? È una cosa alla quale Pawlikowski ha certamente pensato di suo padre, un medico, che era sempre stato un uomo coraggioso e schietto quando era a casa, ma in Occidente sembrava spaventato anche quando doveva incontrare un funzionario di banca.

    Quando il Ministro della Cultura chiede alla troupe di aggiungere al repertorio delle canzoni sulla riforma agraria e sulla pace mondiale, Irena obietta, ma l'ambizioso Kaczmarek la scavalca e in poco tempo il gruppo si ritrova a cantare le odi a Stalin. Lo scopo di questo breve scambio manipolatorio è quello di mostrare Wiktor sotto pressione – non dice niente, e questo segna l'inizio del percorso di un uomo che si lascia andare annullando se stesso.

    Pawlikowski ricorda una generale atmosfera di tensione durante la sua infanzia a Varsavia. “A casa tutti dicevano quello che pensavano, ma bisognava stare attenti a quello che dicevamo a scuola”.

    Per qualche tempo i suoi genitori avevano avuto una cameriera che veniva dalla campagna e che dormiva in una brandina pieghevole nella cucina del loro appartamento dotato di un'unica camera da letto. “Aveva avuto una relazione con un tipo dei Servizi di sicurezza”, ricorda, “e fece la spia su di noi”. Su cosa si poteva fare la spia? “Pacchetti provenienti dall'Europa occidentale, ascoltare la BBC o Radio Free Europe… Mio padre aveva una copia di “Der Spiegel”, vietato come qualsiasi altro giornale dell'Ovest, che un giorno sparì dall'appartamento”. Una volta l'intera famiglia si ritrovò a rovistare nei bidoni della spazzatura nel cuore della notte, nel tentativo di recuperare una lettera scottante che il padre di Pawlikowski aveva buttato via per sbaglio.

    Scoppiarono a Varsavia le manifestazioni studentesche (Pawlikowski aveva 10  anni). “L'aria in centro era satura di gas lacrimogeni” ricorda. “E nel nostro appartamento c'era uno studente di mia madre ferito (a quel tempo la madre era docente all'Università di Varsavia), che aspettava che la situazione si calmasse”.

    Per gli spettatori polacchi alcune similitudini tra il regime mostrato nel film e l'attuale governo al potere potrebbero sembrare evidenti: l'essere anti-occidentali, la retorica nazionalista; la propaganda primitiva nei media di stato; il clima di paura, di crisi e di risentimento creati ad arte per incoraggiare l'unione e il consenso della gente sana e semplice contro le élite decadenti e imbroglione – per la gente che ha vissuto sotto il comunismo tutto questo ha un'aria sinistramente familiare. Anche il personaggio di Kaczmarek, livoroso provinciale in carriera che parla solo per fare carriera, potrebbe sembrare familiare al pubblico polacco. Ma Cold War non parla di politica. Quel momento storico rappresenta solo il contesto che aiuta a drammatizzare elementi più universali.

     

  • Genere: Drammatico
  • Regia: Pawel Pawlikowski
  • Titolo Originale: Zimna Wojna
  • Distribuzione: Lucky Red
  • Produzione: OPUS FILM, POLISH FILM INSTITUTE, MK2 FILMS, FILM4, BFI in associazione con PROTAGONIST PICTURES
  • Data di uscita al cinema: 20 dicembre 2018
  • Durata: 89’
  • Sceneggiatura: Pawel Pawlikowski, Janusz Gtowacki
  • Direttore della Fotografia: Lukasz Zal
  • Montaggio: Jaroslaw Kaminski Psm
  • Scenografia: Katarzyna Sobanska, Marcel Stawinski
  • Costumi: Aleksandra Staszko
  • Attori: Joanna Kulig, Tomasz Kot, Borys Szyc, Agata Kulesza, Cédric Kahn, Jeanne Balibar, Adam Woronowicz, Adam Ferenzy
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    LA MUSICA

    Una volta creati i suoi protagonisti amanti, Pawlikowski aveva bisogno di un mezzo per farli incontrare, e così la musica è diventata un elemento centrale del film.

    Pensando al gruppo folcloristico Mazowsze, una compagnia che esiste realmente creata dopo la guerra e ancora oggi in attività, si è reso conto che proprio attraverso la storia di quell'istituzione musicale sarebbe stato possibile mostrare cosa succedeva nella società polacca dell'epoca, senza bisogno di ulteriori spiegazioni.

    “Nei miei ricordi la compagnia Mazowsze è sempre esistita. Quando ero un bambino, la radio e la televisione di Stato erano pieni della loro musica. La musica ufficiale del popolo. Non era possibile sottrarvisi. Tra i miei amici era considerata musica assurda e insignificante, e ascoltavamo molto più volentieri registrazioni di contrabbando degli Small Faces o dei Kinks. Ma quando cinque anni fa ho assistito ad una performance dal vivo dei Mazowsze, sono rimasto molto colpito. Le melodie, le voci, i balli, gli arrangiamenti sono meravigliosi e pieni di vitalità. E così lontani dal nostro mondo virtuale e dalla cultura elettronica. Sono assolutamente trascinanti”.

    La compagnia Mazowsze (che deve il suo nome ad una regione polacca) è stata fondata nel 1949 dal compositore polacco Tadeusz Sygietyński e da sua moglie, l'attrice Mira Ziminska. Si erano recati nella campagna polacca per realizzare una raccolta di canzoni folcloristiche, per le quali poi Sygietyński aveva creato nuovi arrangiamenti. La Ziminska ne aveva invece rielaborato i testi e aveva confezionato i costumi (ispirati agli abiti tradizionali dei contadini di diverse regioni). L'entusiasmo originario derivava da un genuino interesse per le tradizioni e la musica – in linea con quanto analogamente stava facendo Woody Guthrie negli Stati Uniti – e Pawlikowski vi ha aggiunto dettagli relativi al lavoro di Marian e Jadwiga Sobieski, un'altra coppia di etnografi musicali che viaggiavano per il Paese effettuando delle registrazioni, come quelle fatte da Wiktor e Irena nel film.

    E, proprio come accade al gruppo Mazurek del film, la compagnia Mazowsze venne ingaggiata dal regime comunista, che in essa vide un utile strumento di propaganda. Le canzoni del popolo vennero contrapposte alla decadente arte borghese– il jazz o la musica dodecafonica. “I Mazowsze fecero tournée in tutte le capitali del Patto di Varsavia e andarono a Mosca”, racconta Pawlikowski “e danzarono davanti a Stalin ed eseguirono un numero chiamato ‘The Stalin Cantata’”.

    Sebbene Pawlikowski abbia iniziato la sua carriera come documentarista e sia sempre molto rigoroso nel suo approccio alla regia, non intendeva replicare nel film i fatti storici, facendo invece in modo che fosse la musica a rappresentare quello che la storia contiene: sesso ed esilio, passione e trasposizione.

    Pawlikowski, che suona jazz al pianoforte, ha ascoltato tutte le canzoni cantate dal gruppo Mazowsze e ne ha scelte tre per farle riecheggiare in tutto il film in forme diverse.

    Ha trasformato un classico della compagnia Mazowsze, “Two Hearts”, facendocelo ascoltare prima come semplice motivetto rurale cantato da una contadina, e poi come incantevole pezzo jazz cantato in francese da Zula, diventata a Parigi un'eterea “chanteuse” in perfetto stile anni '50.

    Quando sentiamo per la prima volta il gruppo jazz di Wiktor in un nightclub di Parigi, il motivo be bop suonato dal suo quintetto è una rielaborazione della danza polacca 'oberek' che si sente in precedenza nel film; una prima volta suonata da una donna su una fisarmonica a pedale, e poi interpretata dai Mazurek come danza alla loro prima a Varsavia nel 1951. Più tardi a Parigi, quando Wiktor la accenna al piano prima di perdersi in un'improvvisazione, questa 'oberek' jazzata si trasforma in “Two Hearts” e nell'Internazionale (anche questa interpretata dal gruppo Mazurek ad una cerimonia di investitura nella parte del film che si svolge in Polonia).

    Tutto quello che non viene detto esplicitamente su amore e perdita – e su quello che separa la coppia – si esprime nella musica.

    In questo lavoro fondamentale Pawlikowski si è avvalso dell'aiuto di un collaboratore prezioso: il pianista e arrangiatore Marcin Masecki, che aveva inizialmente incontrato durante il casting per il ruolo del protagonista.

     

    “Masecki  è un  tipo  in gamba”  afferma  Pawlikowski.  “Musicalmente parlando, sarebbe  stato  un Wiktor perfetto. Nella musica è un avventuriero, coraggioso e follemente eclettico. Ha registrato tutti i Notturni di Chopin a memoria, e le sonate di Beethoven con le cuffie isolanti per replicare esattamente l'esperienza della sordità del compositore. Adora suonare il ragtime, o improvvisare in bar e ristoranti, dove ascolta senza farsene accorgere le conversazioni della gente e fa in modo che guidino le sue scorrerie musicali. Ha anche viaggiato per il Paese in lungo e in largo, arrangiando musica per le bande musicali dei vigili del fuoco”.

    Tutti i pezzi jazz del film sono stati arrangiati – e, per le parti al pianoforte, suonati – da Masecki.

    Alla fine Masecki non sarebbe andato bene come attore protagonista. Oltre a non avere esperienza come attore, non aveva neanche il giusto aspetto. Wiktor doveva avere una chiara aura pre-bellica, e Tomasz Kot, alla fine scelto da Pawlikowski, è perfetto da questo punto di vista. Ma quando Pawlikowski ha usato Masecki perché lo aiutasse a provare la scena nella quale Joanna Kulig (Zula) canta il pezzo di Gershwin, il loro incontro musicale è stato elettrico, quasi erotico. E questo ha confermato a Pawlikowski che la musica sarebbe stata la chiave della storia tra Wiktor e Zula.

    “A proposito” aggiunge Pawlikowski, “il casting per il ruolo di Zula è stato invece rapidissimo. Joanna era presente fin dall'inizio. La conosco bene per aver lavorato con lei nei miei film precedenti. È un'amica. Il suo carattere, le sue capacità musicali e il suo fascino sono sempre stati nella mia mente mentre scrivevo il personaggio di Zula”.

     

    1949-1964: LE LACUNE NELLA STORIA

    Cold War si svolge lungo un arco di 15 anni e, sebbene segua uno svolgimento sequenziale, ci sono delle ellissi. Alcuni anni vengono omessi, e il pubblico, guidato da blackout intermittenti e da cartelli che indicano il tempo e il luogo, deve riempire gli spazi lasciati vuoti.

    Pawlikowski spiega che ha scelto di fare così “per non dover raccontare la storia con brutte scene o brutti dialoghi. Spesso i film, specialmente quelli biografici, sono appesantiti dal bisogno di fornire informazioni e spiegazioni; e la narrazione è spesso ridotta al rapporto causa-effetto. Ma nella vita ci sono mille ragioni nascoste ed effetti imprevisti – così tanta ambiguità e tanto mistero che è difficile costringerli nel binomio convenzionale di causa ed effetto. È preferibile mostrare solo i momenti forti e significativi della storia e lasciare che sia il pubblico a colmare i vuoti con la propria immaginazione e la propria esperienza di vita. Mi piace distillare le storie e tirarne fuori i momenti forti, metterli uno accanto all'altro e lasciare che il pubblico li viva dando un senso all'intera vicenda, senza sentirsi manipolato”.

    L'effetto complessivo è che l'aspetto casuale dei destini che si incrociano dei due amanti – tutto il non detto e tutte le incomprensioni – si riflette nella struttura stessa del film, che lascia che sia il pubblico a mettere insieme i pezzi, proprio come devono fare i due protagonisti.

     

    GLI AMBIENTI: EST CONTRO OVEST

    Polonia, 1949: Quando inizia il film, la Polonia sta ancora cercando con difficoltà di uscire dal periodo bellico. Nelle campagne non c'è elettricità. Varsavia è un cumulo di macerie. Wiktor e Irena, come una coppia di etnografi musicali, viaggiano nelle campagne per cercare ciò che resta del folclore originario. Quello che ne viene fuori, la compagnia Mazurek, è un successo e ben presto viene cooptato dall'apparato politico.

    Berlino Est, 1952: la compagnia Mazurek, che ora canta un'ode a Stalin come richiesto dal Ministro

    della Cultura polacco, viene invitato ad esibirsi al Festival Internazionale della Gioventù di Berlino Est. “Berlino oggi, Mosca domani”, riflette Kaczmarek, il manager burocrate della troupe. Wiktor vede la cosa da un altro punto di vista. È arrivato il momento che stava aspettando, la sua sola e unica possibilità di fuggire. Allora Berlino Est e Berlino Ovest non erano ancora divise dal Muro. Era ancora, ufficialmente, una città aperta, ma se eri dell'Est e venivi scoperto dai russi, andavi in prigione. Quando Wiktor passa a Berlino Ovest sa il rischio che corre. Sa anche che non potrà più tornare indietro e che la sua vita cambierà per sempre. Anche Zula lo sa… e non si presenta all'appuntamento. Wiktor passa nel blocco occidentale da solo.

    Parigi, 1954: Wiktor suona il piano in un jazz club. Zula compare nel bar dove lui la sta aspettando. La sua presenza a Parigi non viene spiegata, ma il loro dialogo impacciato, esitante, implica che la compagnia Mazurek si trova lì per un'esibizione, la prima fuori dal blocco sovietico. Sono, inutile dirlo, sotto la stretta sorveglianza dei Servizi di sicurezza polacchi, e questo è il motivo per cui Zula, che si è defilata senza essere vista, può restare solo 5 minuti prima che la sua assenza venga notata. (Peraltro questa parte è ispirata ad un avvenimento reale: durante la prima uscita dei Mazowsze nel blocco occidentale, a Parigi nel 1954, uno dei membri riuscì a sfuggire ai sorveglianti e a disertare). Due anni dopo la loro separazione, i due ex amanti parlano sentendosi a disagio, accennando appena alla ragione per cui lei non lo aveva seguito a Berlino. Poi lei se ne va.

    Spalato, Yugoslavia, 1955: la troupe si sta esibendo nella Repubblica socialista di Yugoslavia. Tecnicamente si tratta di un Paese non allineato, indipendente dal blocco sovietico, per cui relativamente sicuro per Wiktor – che ora risiede in Francia e viaggia con un passaporto Nansen da apolide – e che vi si reca per vedere Zula. Lei resta di sasso quando lo scorge nel pubblico durante la performance. Prima che si incontrino però lui viene prelevato durante l'intervallo e portato via dagli uomini della sicurezza yugoslava, avvertiti da Kaczmarek, che ne ha richiesto l'arresto e l'estradizione in Polonia.

    Fortunatamente i locali servizi segreti non vogliono creare nessun incidente diplomatico. Vogliono sbarazzarsi dell'apolide polacco e lo mettono sul primo treno diretto fuori dalla Yugoslavia.

    Parigi, 1957: Zula arriva a Parigi per cercare Wiktor. Ora è sposata ad un italiano. Dopo il 1956 se riuscivi a sposare un occidentale, a meno che non avessi segreti di Stato da divulgare, potevi  lasciare la Polonia legalmente. Per cui non è scappata.

    Polonia, 1959: dopo la fine della loro relazione a Parigi – dove c'erano tutte le condizioni perché fossero felici – Zula rientra in patria per riprendere la sua carriera nello show business. Quando Wiktor la segue in Polonia, sa bene cosa accadrà. Sotto questo aspetto, capire quali siano i rischi è decisivo per il dramma romantico: se lui sa che verrà arrestato e probabilmente condannato ai lavori forzati, perché la va a cercare? Esattamente questo serve a far capire quanto lui abbia bisogno di lei.

    Polonia, 1964: Zula, alcolizzata e con una carriera ormai finita, madre di un bambino, ha sposato Kaczmarek per un tacito accordo finalizzato a far uscire Wiktor di prigione. Kaczmarek è adesso un pezzo grosso al Ministero della Cultura e ha aiutato la moglie a fare una carriera come scadente pop star di regime. Wiktor, intanto, è finito in una colonia penale, a lavorare in una cava. Gli hanno mutilato la mano destra e non può più suonare il pianoforte.

    I due decidono di uscire dalla situazione in cui si trovano, e si incontrano presso le rovine di una chiesa ortodossa, il luogo in cui la storia aveva avuto inizio.

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di LDF

    1) Wiktor e Zula, i due protagonisti del film, nei quali sono adombrati i genitori del regista Pawlikowski, si sono conosciuti a Varsavia, alla fine della seconda guerra mondiale e hanno davanti una Polonia distrutta. Nonostante una diversa estrazione sociale e una diversa formazione culturale, nasce tra loro una storia che durerà tra alti e bassi, tra lontananza e nuovi incontri con la presenza di altre donne e altri uomini, quaranta anni. Oltre la nascita di un figlio quali furono i motivi affettivo-sociali e politici che tennero unita questa coppia per così tanto tempo?

    2) Eppure Wiktor e Zula erano tanto diversi! Ella proveniva da una località malfamata di una cittadina polacca e, a causa della fame e pur non essendolo, si fece passare per contadina al fine di entrare in un gruppo folcloristico, mentre Wiktor proveniva da un’ambiente colto e raffinato. Era un bravo musicista e venne stravolto dall’energia della ragazza, al punto che gli sembrò di non poter più fare a meno di lei. Eppure i lunghi periodi di separazione tra i due non hanno dimostrato il contrario?

    3) Quali erano gli elementi affettivo-caratteriali che univano e hanno unito, per un quarantennio due persone così diverse? Forse il fatto, quando erano insieme, di non sentirsi compatibili eppure di cercarsi sempre nei periodi di lontananza? Sia una che l’altro, dopo la guerra, hanno girato l’Europa vivendo entrambi la difficile realtà dell’esilio e adattandosi a paesi e a culture diverse quanto hanno entrambi sofferto di questa situazione? Oppure a unirli è stata forse la difficoltà patita da Wiktor e Zula di vivere, quando erano in Polonia sotto un regime totalitario, mantenendo, tutti e due, una propria onestà intellettuale che non poteva non creare in loro un rispetto reciproco? 

    4) Zula, a poco a poco, diventò una star mentre Wiktor si ridusse a suonare al piano nei locali. Perché, quando, in uno di questi luoghi all’arrivo di Zula, Wiktor le suonò “I Loves you Porgy” da “Porgy and Bess” di Gershwin, correndo un serio rischio perché il regime aveva vietato in Polonia, tutta la moderna musica formalista e, soprattutto, il jazz giudicandoli decadenti e inutili, come fu anche per il passato regime hitleriano? 

    5) Mentre Zula diventa una cantante famosa perché a lei non importava sottomettersi ai dettami dello stalinismo, Wiktor non sapeva che fare, quando entrò nella sua vita Irene, anche lei musicista che aveva un suo progetto sulla musica folk che piaceva anche a lui. Stavano collaborando ma Irina, a un tratto, venne licenziata. Cosa aveva fatto la ragazza? Forse inserì nella musica del suo complesso brani non amati dal regime o non mise tra le musiche da lei scelte canti e canzoni che inneggiavano a Stalin e ai principi e ai progetti basilari per il potere imperante?

    6) Nel film appare evidente come lo stalinismo pervadesse tutto il “modus vivendi” del popolo polacco cui bisognava adattarsi pena l’esclusione dalla vita sociale se non l’arresto o la condanna ai lavori forzati. Chi fu colui che prese la decisione di estromettere dal “suo” complesso Folk, Irma? Questo personaggio verrà ritrovato nella trama del film sempre con lo stesso carattere e sempre uguale a se stesso. Chi è e che legame ha con Zula e Wiktor?

    7) Wiktor, finalmente, riesce a lasciare la Polonia con un passaporto da apolide e prima a Berlino ancora divisa, poi a Parigi rincontra Zula ormai cantante di successo anche in Francia. Dimenticando Irene con cui ha avuto una breve relazione, egli ritrova in Zula le speranze e i sogni  di  quando  si conobbero  grazie  a un  gruppo  folcloristico  il Marowze, talmente noto da suonare, ai suoi tempi d’oro, persino a Mosca! Cultore di Beethoven e Chopin Wiktor amò questo gruppo, legato al folklore del suo paese, nonostante la sua passione anche per il jazz e per tutta la musica americana? Forse perché il Mazowze, con le sue danze trascinanti e i suoi canti faceva ritrovare in lui il senso di appartenenza di un polacco alla sua terra, il senso di vicinanza con la donna amata?

    8) Nel 1964, scoppiò in Polonia la rivoluzione studentesca e anche se, Polinowski avesse appena dieci anni, non ha potuto non accennare a narrare, nel suo film, il lungo periodo di terrore vissuto dalla sua famiglia. Perché? Cosa poteva contare, allora per un polacco, possedere una copia di Der Spiegel o essere soggetto, con la sua famiglia, al tradimento di una domestica quasi analfabeta? 

    9) Il regime, nonostante Wiktor ormai cresciuto (rispetto alla domanda precedente) si tenesse lontano, non lo aveva dimenticato ed egli, dalla sua Polonia, corse il rischio di essere  arrestato quanto accettò di andare a suonare a Spalato in Jugoslavia allora in mano al Maresciallo Tito un paese, grazie all’intelligenza del suo presidente, non inserito nella cortina di ferro. Perché? In fin dei conti anche Tito era un comunista! Ma quando egli vide, da buon politico che l’arresto e il trasferimento in Polonia, di Wiktor avrebbe fatto sorgere un problema fra Stati, prese contro le richieste polacche una decisione che salvò il musicista. Quale?

    10) Da Berlino, ancora divisa, a Parigi, da Parigi, a Spalato in Jugoslavia (domanda precedente), la vita di Wiktor fu quella di un fuggiasco, di un senza Patria, che, ogni tanto, nel suo girovagare, ritrovava Zula, una volta sposata a un italiano e sempre più si rendeva conto di non poter fare a meno di lei. E questo motivo che lo spinse (gli anni della giovinezza erano passati) a tornare in Polonia perchà Zula era lì, ormai una star al tramonto, sposata forse per una sopravvivenza dignitosa, al Kaczmarek (colui che cacciò Irma in tempi lontani dal suo complesso) e che era diventato un pezzo grosso del Ministero? Wiktor sapeva quanto ciò fosse pericoloso ma Zula era ancora in lui ed egli aveva ormai la coscienza di non poter più fare a meno di lei. Venne arrestato e quale fu la sua sorte? 

    E il 1964: venticinque anni dopo cadeva il muro di Berlino, spariva la Cortina di ferro e in Polonia si respirava aria di libertà! Troppo tardi per Wiktor e troppo tardi per Zula!

     

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