Remi In evidenza

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  • Sinossi:

     

    Nato a Londra da una nobile famiglia inglese, Richard Milligan viene rapito, ancora in fasce, per ordine dello zio che vuol diventare unico erede delle fortune di famiglia. I rapitori lasciano il neonato in Francia a Parigi, dove il signor Gerolamo Barberin lo trova per caso e decide di allevarlo insieme alla moglie, dandogli il nome di Remì. Il padre lavora come muratore a Parigi e manda i pochi soldi che guadagna alla moglie in paese, ma un brutto giorno si infortuna cadendo da un'impalcatura, rimanendo invalido al lavoro. Fa causa al padrone del cantiere spendendo tutti i soldi della famiglia nel processo, ma la perde: la famiglia è completamente rovinata ed è costretta a vendere l'unica mucca per ripagare i debiti. 

    Remì ora è una bocca di troppo da sfamare e il signor Barberin accetta la proposta del signor Vitali, incontrato per caso in una locanda della città, che si dice interessato a prendersi cura del ragazzino ormai di otto anni, e farlo lavorare nella sua compagnia artistica ambulante. La decisione spezza il cuore della madre adottiva, che non accetta la decisione del marito, ma Remì è ormai partito ed è un membro della compagnia Vitali, assieme al cane Capi e alla scimmietta Joli Coeur..

    Col passare del tempo Remì si integra perfettamente nella compagnia, imparando a fare parecchi numeri divertenti con gli animali, ma i momenti sereni terminano quando il signor Vitali, per difendere il suo cane Capi dai maltrattamenti di un gendarme, finisce in carcere per due mesi.

    Remì è così costretto ad addossarsi il carico del mantenimento degli animali e quando ormai, stremato e senza cibo, è assalito dalla disperazione, incontra casualmente la signora Milligan, che con la sua imbarcazione, il Cigno, sta risalendo i fiumi della Francia nella speranza di guarire il figlioletto Arthur colpito da una grave forma di artrosi alle gambe..

    Accolto sulla barca, Remì accetta di passare sul Cigno i mesi che lo separano dalla scarcerazione del signor Vitali e il lungo soggiorno del ragazzo a bordo, porta la signora a convincersi che il suo primogenito Richard, rapito in tenera età, sia ancora vivo. D’altronde Remi è il suo figliolo rapito anche se ella e il ragazzo lo ignorano.

    Allo scadere del secondo mese, Vitali viene liberato e Remì si rimette in viaggio con lui, ma la vita della compagnia subisce un duro colpo durante lo stesso inverno di quell'anno. Le nevicate insistenti non lasciano scampo a chi, come loro, si rifugia in una capanna nei boschi e la scimmietta si ammala di una preoccupante polmonite. Vitali si rende conto dell'impossibilità di sopravvivere in condizioni simili e decide di trovare una sistemazione per il suo figlioccio. Il destino però non gli sorride, una seconda tormenta gli è fatale e dopo la morte della scimmietta pochi giorni prima, muore lasciando solo il ragazzo, che sopravvive solo perché il fedele Capi lo salva scaldandolo con il suo corpo.

    Il ragazzo semiassiderato viene trovato dalla famiglia Acquin nei pressi della sua abitazione, dove viene curato ed accolto come un figlio, anche per la forte simpatìa che per lui nutre Elisa la più piccola delle figlie, che per una malattia infantile ha perso l'uso della parola. Dal commissario di polizia locale, egli apprende la vera identità del suo amato padre affettivo signor Vitali. Si tratta di Carlo Balzani, in passato un celebre tenore caduto in disgrazia, in seguito alla pubblica umiliazione subita, per la perdita della voce durante un concerto, dovuta ad una forte febbre, quindi costretto a diventare artista di strada, sotto pseudonimo, per non infangare la gloria passata. Non passa molto tempo che la sciagura si abbatte senza pietà anche sulla famiglia Acquin, la quale, già indebitatasi per costruire una serra di fiori, perde ogni cosa dopo che una violenta grandinata distrugge tutte le serre. Il padre, condannato al carcere per debiti e alla confisca dei beni, lascia i figli presso i suoi parenti sparsi per la Francia, ma per Remì non c'è posto. Il ragazzo promette ai nuovi fratelli che avrebbe fatto da collegamento fra loro, andandoli a trovare a turno e va a Parigi, dove ritrova un vecchio amico, Mattìa, che, per sopravvivere, escogita ogni stratagemma ai limiti della legalità.

    Intanto anche Gerolamo Barberin si reca a Parigi per cercare Remì e consegnarlo all'avvocato Galley che sta cercando il ragazzo per conto della sua vera famiglia. Ma Gerolamo è gravemente malato e ritrova Remì solamente quando è ormai in fin di vita. Prima di morire rivela al ragazzo che sua madre è ancora viva e che lo sta cercando. 

    A questo punto Remì e Mattia decidono di partire per l'Inghilterra per recarsi dall'avvocato Galley, ma cadono senza volerlo nel tranello teso dai Driscoll, famiglia di ladri e di estorsori che, fingendosi la vera famiglia di Remì, avevano incaricato Galley di ritrovare il ragazzino per poi usarlo come ostaggio ed estorcere denaro ai veri genitori. I due ragazzi sono quindi catturati dai Driscoll e durante la loro prigionia scoprono casualmente che la vera madre di Remì è proprio la signora Milligan che Remì aveva incontrato tanto tempo prima in Francia.

    Mattia e Remì organizzano un piano di fuga, ma proprio quando sembrano poter sfuggire ai Driscoll, l'intera banda, autrice di numerosi furti viene arrestata della polizia londinese assieme allo stesso Remì durante una retata. Remì si professa estraneo alla banda, ma l'ispettore della polizia, non convinto della sua versione, lo invia al riformatorio. Mattia, con l'aiuto di Bob, un amico dei due ragazzi, riesce però a farlo fuggire. Finalmente Remì e Mattia possono ritornare in Francia alla ricerca della signora Milligan, la vera madre di Remì.

    La fortuna comincia a sorridere al ragazzo ormai diventato quasi undicenne: la signora Milligan, infatti, ha incontrato casualmente Beniamino, uno dei figli del signor Acquin, il quale le ha raccontato le peripezie del ragazzo accennando alle sue misteriose origini di trovatello. La donna, insospettita dalle ombre sul passato di Remì, decide di andare fino in fondo alla faccenda e si reca al villaggio di Chavanon, dalla signora Barberin, per incontrare la donna che lo ha trovato e allevato nei primi anni di vita. Il vestito indossato dal bambino, ancora conservato dalla signora Barberin, non lascia dubbi alla nobile inglese: ora sa che Remì è il bambino che le venne rapito ancora in fasce.

    Anche Mattìa e Remì arrivano poco dopo a Chavanon, e la madre adottiva informa Remì che la signora Milligan è appena partita per Ginevra con il figlio Arthur e con la piccola Elisa. Arthur dovrà essere operato ed Elisa sarà visitata da un esperto per tentare di farla parlare di nuovo.

    A Ginevra si ha l'incontro finale della serie: Remì ritrova la sua vera madre ed Elisa, finalmente riesce a parlare di nuovo dopo aver rivisto il suo adorato Remì. Ora la tranquillità sembra entrare nella sua vita e Remì potrebbe fermarsi con Mattia nella casa della signora Milligan, tuttavia i due ragazzi decideranno di proseguire per un po' il loro viaggio per la Francia per raggiungere la loro totale indipendenza.

    Dieci anni dopo Remì sposerà la dolce Elisa e diverrà avvocato, Mattìa invece sfrutterà il suo grande talento nella musica e diventerà un violinista di fama internazionale.

     

  • Genere: Drammatico
  • Regia: Antoine Blossier
  • Titolo Originale: Rémi – Sans Famille
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Produzione: Francia, 2018
  • Data di uscita al cinema: 7 febbraio 2019
  • Durata: 105’
  • Sceneggiatura: Antoine Blossier
  • Direttore della Fotografia: Romain Lacourbas (AFC)
  • Montaggio: Jennifer Augé
  • Scenografia: Sebastian Inizan
  • Costumi: Agnés Beziers
  • Attori: Daniel Auteuil, Maleaume Paquin, Virginie Ledoyen, Jonathan Zaccai, Jacques Perrin, Ludivine Sagnier
  • Destinatari: Scuole Secondarie di I grado, Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    Intervista a ANTOINE BLOSSIER

    Cosa ti ha spinto a voler adattare il romanzo di Hector Malot?

    Amo esplorare nuovi codici, passare da un genere all’altro. Dopo i miei ultimi due film, La Traque, un thriller horror e A toute épreuve una commedia per ragazzi, avevo voglia di lavorare su un film d’avventura, un classico, fortemente legato alla cultura francese, ma ancora moderno. È stata mia moglie a suggerirmi il libro di Hector Malot. Ne avevo una memoria vaga, ricordavo soprattutto il cartone che aveva affascinato l’infanzia della mia generazione. All’inizio ero esitante ma mia moglie ha insistito “leggilo da una prospettiva Spielbergiana, mi ha detto”. Mi ha ricordato la maestria del mio regista preferito nel raccontare storie drammatiche attraverso gli occhi dell’innocenza e della fanciullezza (il suo tratto distintivo), riuscendo a dare una dimensione magica alle realtà più dure, e un alone epico ai suoi film. Da lì è nato l’interesse, un interesse molto concettuale, che si è evoluto gradualmente verso temi su cui mi sono concentrato: trasmettere la storia, cosa significa realizzarsi, l’andare oltre i propri limiti.

     

    Il libro di Hector Malot è stato pubblicato nel 1878. Come hai attualizzato la storia?

    Attraverso questa sorta di filtro magico di cui parlavo e l’idea dell’avventura. Ho cercato di dargli l’atmosfera della fiaba, di quelle che volevamo da bambini sotto le coperte, e che adesso raccontiamo ai nostri figli prima di andare a dormire. Ho mantenuto l’identità francese del libro di Malot, ma lavorandola poi su un immaginario simile a quello dei film con cui sono cresciuto, quelli che io e la mia famiglia abbiamo sempre visto: qualsiasi cosa prodotta dalla Amblin (la casa di produzione di Spielberg), film come E.T, I Goonies, ma anche i classici della Disney come Pinocchio, Bambi, Dumbo… Non mi attirava il realismo…

     

    Era un progetto molto ambizioso.

    Sono fortunato a poter lavorare con dei produttori come Eric Jehelmann e Philippe Rousselet, che amano profondamente il grande cinema. Hanno accolto il progetto e lo hanno seguito con molta attenzione. Senza questa dimensione artistica e questo tono epico il film non sarebbe stato così interessante, nonostante l’eccellente opera di Hector Malot. Per quanto riguarda l’ambiziosità logistica del progetto, bè forse c’è una parte di follia in me, quella che riconosce subito le cose difficili quando si presentano…

     

    Ci sono stati vari adattamenti del libro. Li conoscevi?

    Li ho visti, naturalmente. E’ curioso che la versione animata sia la più fedele al testo, sia nell’intreccio che nella sua realizzazione artistica, con quei dettagli che sono diventati per alcuni, delle nuove Madeleine de Proust, quegli oggetti che ti rimandano subito ai ricordi: i lacci sul cappello di Remi, il vestito di Joli-Coeur…

     

    Ti sei preso varie libertà rispetto al libro…

    Non avevo scelta. “Senza famiglia” originalmente è stato scritto a episodi con uscite settimanali e l’azione si svolge lungo un tempo di quattro anni. Se anche avessimo voluto girare una saga di 12 ore, non avremmo mai potuto mettere dentro tutti i risvolti e le avventure della storia. Ho dovuto ridurre tutto a un anno, e cercato di adattare la drammaturgia, che è sostanzialmente una cronaca, alla struttura classica in tre atti di una sceneggiatura. Poi mi sono concentrato su quegli aspetti e quei temi che più mi interessavano: la relazione tra Remi e Vitali, un uomo che è capace di vedere il dono di Remi e gli dà la possibilità di andare oltre sé stesso. La più grande libertà narrativa che mi sono concesso è stata quella di dare a Remi una voce splendida, che diventa l’elemento che ridefinisce la sua vita. Quando canta è davvero toccato dalla grazia! Remi non aveva questa dote nel libro di Malot.

     

    Cosa ti ha suggerito l’idea dei flashback con Jacques Perrin nel ruolo di un Remi anziano?

    Questo elemento era già nella struttura del libro, anche se in quel caso il narratore era più giovane rispetto al film, era un giovane che muove i primi passi nella vita adulta. L’ho trasformato in un uomo più anziano che guarda indietro a cosa ha fatto nella vita, anche per dare alla storia la dimensione di una fiaba, con il narratore che la racconta ai bambini che stanno ad ascoltare. Mi piaceva questa immagine intima da focolare, mentre fuori infuria la tempesta; c’è qualcosa di rassicurante e anche di iconico in questo. Richiama alla mente la trasmissione delle storie attraverso l’oralità. Siamo all’interno di un’iconografia che prende elementi dalle favole, dettagli come il dolce che mangia il bambino all’inizio, l’atmosfera misteriosa dell’architettura della casa, così come i ricordi di Vitali, molto presenti nei racconti delle avventure di Remi.

     

    La parte che si svolge in Inghilterra è una deviazione dal libro…

    Non di tanto! L’ho ristretta perché nell’originale è abbastanza lunga, molte persone pensano che sia stata aggiunta, perché hanno dimenticato quella parte, e hanno anche dimenticato che nel libro Vitali muore molto prima. Amo le scene in Inghilterra. Nel momento in cui Remi incontra i Driscoll entriamo nell’immaginario della Londra vittoriana, con i suoi misteri e i suoi intrighi, un richiamo ad avventure come quelle di Sherlock Holmes o più recentemente, di Harry Potter.

     

    Quello che colpisce nel film sono le luci e le scenografie. E’ raro vedere qualcosa di simile nel cinema francese.

    E’ una tradizione che è andata perdendosi per qualche ragione, ma c’era, molte fiabe sono state adattate meravigliosamente nel nostro paese.

     

    Quindi hai seguito la tradizione, modernizzandola. Descrivici come hai lavorato.

    Su tutti i livelli. Dovevamo realizzare il film creando una dimensione a cui non siamo abituati – una specie di “realtà+1”- per poter entrare in un qualche mondo fantastico, rimando realistici ma non naturalistici, sempre sul filo; è stato davvero un lavoro di equilibrio tra questi due elementi. Lo abbiamo realizzato con l’uso delle luci e il lavoro delle camere ma non solo: la scenografia, il set e i costumi, sono stati molto importanti. Io e lo scenografo Sébastien Inizan abbiamo progettato ogni scena, mi sono ispirato molto alle prime produzioni di Walt Disney. Ad esempio la fattoria dei Barberin, dove cresce Remi. Le finestre sono più allungate di come dovrebbero essere, i letti un po’ più grandi. Dovevamo dare la prospettiva di quel bambino, che vede il mondo più grande, e quella del narratore, che rievoca con affetto i ricordi dell’infanzia. Avevamo questi due filtri molto specifici.

     

    Quanto è durata la preparazione?

    Ufficialmente cinque mesi, in pratica nove. In Remi ci sono il triplo dei set che ci sono di media in un film francese. Avevamo sei persone per i sopralluoghi invece che una e il mio direttore della fotografia, Romain Lacourbas, si è messo a lavorare sul film molto prima di quanto succeda di solito. Abbiamo iniziato a lavorare insieme sei mesi prima dell’inizio delle riprese, invece delle solite tre settimane prima. Con lui ci conosciamo da molto tempo. E’ abituato a lavorare sulle serie Tv americane - è l’autore della fotografia in Marco Polo - ed ha questa attitudine per la grandezza, per i vasti spazi aperti e per la luce. Inoltre è anche un operatore incredibile. Un vero fissato della camera, nel senso nobile del termine. Lo vedevi perfettamente a suo agio sul set mentre manovrava tre gru alla volta. 

    Avevo bisogno della sua professionalità per riuscire a rendere da un punto di vista tecnico, la mia visione del film. Remi non avrebbe avuto la dimensione che ha, senza di lui. Abbiamo realizzato molto presto un vero e proprio “mood board”, una presentazione grafica del film. Ogni scena era descritta da cinque o sei immagini: dipinti, fotografie, fotogrammi di film, che spiegavano che tipo di luci, di atmosfera e di colori avevamo in mente per ciascuna sequenza. Alla fine del lavoro era diventato una sorta di bibbia di 200 pagine, che abbiamo dato a ogni area di produzione, ciascuna delle quali ha contribuito a sua volta con altri suggerimenti. La regia del film deve molto a quella “bibbia”.

     

    Tra le location del film ci sono posti come l’Occitania, Aubrac e il dipartimento di Tarn, in Francia. Paesaggi che non si vedono spesso al cinema.

    Ho amato molto girare in quelle zone, anche se il clima è stato un po’ duro. La regione di Aubrac non è una location comune nel cinema francese, probabilmente per ragioni logistiche. E’ rimasta un’area abbastanza selvaggia, che è quello che la rende affascinante. Ho amato i vasti paesaggi dell’Ovest, erano molto cinematografici. E’ stato come essere in Francia e in un altro posto allo stesso tempo. Abbiamo dovuto portare le attrezzature in luoghi difficili da raggiungere, non è stato semplice, ma ha significato molto per me. Così come è stato importante che i villaggi dove abbiamo girato avessero un’immagine da cartolina: Cordes-sur-Ciel, Castelnau-de-Montmirail… luoghi splendidi che fanno parte del nostro patrimonio storico. La Disney sapeva quello che faceva quando ha inviato artisti in tutta Europa ad immergersi nell’architettura delle storie che dovevano adattare… In un certo senso è stato come riconnettersi con le proprie radici.

     

    Remi è stato girato in Cinemascope…

    E’ stata una decisione che io e Roman abbiamo preso quasi da subito. Abbiamo usato vecchie lenti, di quelle che si usavano nei classici americani. Ne avevamo bisogno per i vasti spazi aperti necessari all’approccio epico alla storia di Hector Malot.

     

    Parli con grande entusiasmo di quei paesaggi…

    Erano così belli che non si poteva non rendergli giustizia. A quella meraviglia naturale abbiamo aggiunto un bel numero di effetti speciali, molti fondali, per prolungarne l’effetto, per intensificare il senso dell’avventura.

     

    Alcune scene sono spettacolari, come la tempesta in Inghilterra…

    L’abbiamo girata in studio in tre giorni. Era complicata. Ci siamo chiesti che sfondo usare,  o quale tipo di neve avrebbe catturato la luce nel modo giusto per dare quell’effetto di profondità, quando in realtà gli attori stanno camminando a 15 metri da un fondale. La sequenza doveva avere qualcosa di onirico, di astratto, e di minimalista. Abbiamo seguito il punto di vista del bambino, i personaggi hanno perso i loro punti di riferimento… abbiamo usato tonnellate di neve finta. Gli attori ce l’avevano tutta negli occhi mentre arrancavano su un nastro trasportatore. Hanno faticato molto.

     

    Hai citato Harry Potter in relazione alla parte del film in Inghilterra. Come hai girato la parte della tenuta dei Driscoll, dove va a finire Remi?

    Gli esterni sono stati girati a Troyes e gli interni sono stati totalmente ricreati in una casa abbandonata. Doveva rappresentare l’inferno per Remi, che non riesce a credere di essere il figlio di quella coppia. Ho optato per quegli arredi vittoriani perché volevo che i Driscoll e il loro avvocato apparissero come se fossero sbucati fuori direttamente da un’indagine di Sherlock Holmes, per inserire, in un film francese mainstream come questo, anche una sorta di umorismo dark. Per me la signora Driscoll è come la mamma italiana ne I Goonies di Richard Donner, un film a cui sono molto legato.

     

    Nel film ci sono chiari riferimenti a molti film americani.

    E.T. di Spielberg e Edward Mani di Forbice di Tim Burton hanno formato l’uomo e il regista che sono diventato. Il mio amore per il cinema mi ha poi portato molto oltre quei due registi. Amo Terrence Malick, i classici francesi, i film Disney… Per poter lavorare ho bisogno di far rivivere le emozioni che alcuni film mi hanno dato. Il punto non è emularli ma mettere dentro alla narrazione quelle sensazioni.

     

    Cosa ti ha spinto a scegliere Daniel Auteuil per il ruolo di Vitali?

    Mi è sembrato ovvio scegliere lui. Mi odierebbe se mi sentisse dire queste parole: non solo è un attore incredibile ma è anche parte della nostra storia. Mi piaceva l’idea di lui che ha recitato in Jean De Florette e Manon delle Sorgenti di Claude Berri, ora nei panni del mentore, dell’adulto. Si chiude il cerchio. Daniel ha accettato subito la parte. Ha chiamato meno di due giorni dopo aver ricevuto la sceneggiatura.

     

    Maleaume Paquin, il ragazzino che interpreta Remi da piccolo, è davvero straordinario. Come lo avete trovato?

    Maleaume è stato il quindicesimo ragazzino che ho visto quando stavamo facendo il casting, e mi ha colpito subito. Mi aspettavo una ricerca lunga e difficile e mi sono sentito disorientato ad averlo trovato così presto. Così ho visto altri quattrocento bambini prima di prendere una decisione. Volevo essere assolutamente sicuro della mia scelta. Mi chiedevo se sarebbe stato in grado di reggere fisicamente 13 settimane di riprese. Gli ho chiesto di ripresentarsi diverse volte, dandogli scene differenti da recitare, ogni volta più difficili. E’ stato bravissimo e a quel punto sono stato sicuro che sarebbe stato in grado di sostenere il film.

     

    Come hai lavorato con lui in pre-produzione?

    Maleaume è un’artista. Canta (fortunatamente per il film), è un atleta, un bravo studente e vuole fare le cose bene. Il suo coach, con cui ha fatto le prove per circa due mesi, lo ha aiutato soprattutto ad imparare a rilassarsi. Si vedevano due o tre volte a settimana. Il film non è stato girato cronologicamente quindi la difficoltà era fare in modo che capisse volta per volta che tipo di emozione e che stadio di maturità avesse il suo personaggio in quel momento della storia, trovare le parole chiave per aiutarlo a collocare questi specifiche fasi nella mente. L’ho visto spesso durante le prove, era fondamentale che avesse fiducia  in me, se un bambino non si fida di te sul set, è finita. Quando Maleaume è arrivato sul set, sapeva tutte le battute a memoria. Dopo tre settimane non era neanche più necessario spiegargli la mentalità del suo personaggio. Aveva assimilato tutte le indicazioni che aveva ricevuto.

     

    Ci sono molti personaggi secondari nel film. E’ stato difficile convincere attori conosciuti ad accettare piccole parti?

    Ho sentito in maniera forte che dovevo rimanere connesso con la tradizione del cinema francese, e quindi era importante per me avere attori familiari in alcuni ruoli, anche se hanno piccole parti. Mi sono assicurato che fossero parti con una loro forza, e infatti Ludivine Sagnier, Virginie Ledoyen e Jonathan Zaccaï hanno accettato subito e con convinzione. Non è stato facile per loro, il programma delle riprese era in tanti posti, sono stati molto disponibili.

     

    Hai avuto ottocento comparse sul set, è una cosa enorme!

    Si sono impegnati molto. Avevamo chiesto agli uomini di farsi crescere la barba, che poi i nostri barbieri hanno tagliato alla maniera dell’epoca ma con uno stile lievemente eccentrico, un tocco di magia. Tutti hanno lavorato per modellarli secondo il contesto e l’epoca. E’ stato veramente fantastico.

     

    Un’altra sfida del film, e neanche la più semplice, è stata lavorare con gli animali…

    Il Border Collier che interpreta Capi, è un vero cane da circo, è abituato a fare i giochi che vedete nel film in performance di strada, e ha un rapporto incredibile con il suo addestratore. Quando abbiamo girato la scena in cui Vitali e Remi sono in trappola durante la tempesta in Inghilterra e Vitali gli dice “Addio amico” ho detto al suo addestratore: “io qui vorrei che esitasse, che abbaiando dicesse a Vitali “non morire” e che pensasse che tocca a lui cercare aiuto.” Il mio assistente ha riso di me come se fossi impazzito. L’addestratore mi ha chiesto cinque minuti e quando ho chiamato l’azione, il cane ha fatto esattamente quello che avevo chiesto. Impressionante.

    Tito, la scimmia cappuccina, che ha interpretato la stessa parte nell’adattamento per la Tv di Daniel Verhaeghe, con Pierre Richard, ha una forte personalità ed è per questo che ho deciso di enfatizzare il suo personaggio. Volevo catturare le sue reazioni ed emozioni, per poi usare la regia e il montaggio per modellare il personaggio. Quando indossa il capello e tutti rimangono stupefatti, in realtà quella scena è stata girata al contrario.

     

    Cosa puoi dirci della scena con i lupi…

    Io li trovo magnifici. Le misure di sicurezza erano molto rigide. Abbiamo girato quella sequenza in due momenti: la prima volta per due giorni e poi tre. Maleaume non li ha mai visti. E’ stata una sequenza programmata fino in fondo, analizzata e preparata in ogni dettaglio. Avevamo una controfigura, lupi veri, cani…E’ stata davvero una sfida.

     

    Qual è stata la difficoltà principale del film?

    Dare al film un sentimento omogeneo. Considerando tutti i set, le location e i personaggi, era essenziale trovare l’armonia giusta, soprattutto per la scala del colore. Non poteva essere improvvisato, ecco perché io e Roman abbiamo realizzato quella “bibbia”.

     

    Parlaci della musica, che ha un ruolo centrale.

    Volevo fosse sinfonica ma anche tematica, ispirata ai grandi temi musicali della tradizione francese, come quelli di Michel Legrand e Vladimir Cosma, ma anche contaminata dalle influenze di John Williams e Danny Elfman, i compositori dei film di Steven Spielberg e Tim Burton. La musica doveva avere respiro, ampiezza ed energia. Una bella sfida! L’idea era  di infilare tutto in uno shaker, dare una bella mischiata e lavorarci fino a trovare il sound giusto per il film. Romaric Laurence, che ha lavorato in tutti i miei film, all’inizio era molto preoccupato. Ha iniziato componendo la musica della ninna nanna che canta Remi, poi se n’è allontanato per poi ritornarci: tutte le composizioni sono basate su quel tema  musicale. La sua musica permea la maggior parte del film, è presente in 72 minuti, che è consueto nei film americani, mentre la media dei film francesi è di 42 minuti. Personalmente stimo molto il lavoro che ha fatto per questo film. Il film non avrebbe un’identità così forte senza la sua musica.

     

    Come si affronta una responsabilità così grande?

    Come ho già detto, c’è una parte di incoscienza. Ero circondato dalle persone giuste e conosco molto bene il lavoro su un set, avendo lavorato per molto tempo come direttore di produzione e come aiuto regista. In questo film ho moltiplicato le difficoltà, e infatti per la prima volta, mi sono svegliato ogni mattina con un nodo allo stomaco augurandomi che tutto andasse bene.

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di LDF

     

    1) Durante il regno dell’imperatrice Vittoria, un giorno, a Londra, una famiglia della nobiltà inglese, i Milligan, si vede rapire un bambino in fasce che aveva riempito di gioia i suoi genitori e tutti i suoi parenti, meno uno. Perché quest’uomo organizza il rapimento del bimbo? Quale era il suo scopo?

    2) L’uomo di cui parliamo nella domanda precedente, che aveva fatto rapire il piccolo Milligan, sicuro che la famiglia, in Inghilterra lo avrebbe cercato dappertutto e, forse, ritrovato, da l’ordine ai suoi rapitori-sgherri di portare il bambino lontano e lì abbandonarlo? Dove?

    3) Un muratore che lavora a Parigi, Gerolamo Barberin, e vive, con la moglie, a Clarendon, cittadina, vicino alla capitale francese, trova il bambino abbandonato e ne prova una pena profonda, lo prende e lo porta a casa dove, con la compagna, decide di adottarlo. Non è che i  Barberin vivano nell’oro ma sono senza figli e poi questo piccino fa loro un’immensa tenerezza. Inoltre il Signor Barberin pensa che, anche se hanno poco, dove “si mangia in due si può mangiare anche in tre!”. E’ giusta quest’osservazione, secondo voi?

    4) Il bimbo viene chiamato da loro Remì e i Barberin vivono una vita serena fin quando il muratore ha un incidente mentre sta lavorando. Intenta allora una causa al suo datore di lavoro il quale vince, sostenendo che ciò che è accaduto a Barberin è avvenuto fuori dall’orario lavorativo. Barberin è così alla fame e comincia a pensare alla possibilità di disfarsi di Remi. Ma non vuole bene al bambino lui che l’aveva raccolto e adottato, oppure l’ingiustizia subita gli leva la capacità di ragionare e  di provare affetto?

    5) Barberin che, ormai per la disperazione si è dato al bere, incontra, un giorno, nell’osteria del paese, il Signor Vitali, capo di una piccola compagnia di girovaghi, formata da lui, il cane Capi e una scimmietta ammaestrata Joli Coeur e che gira per città e paesi, mostrando nelle piazze, i giochi da lui organizzati con i suoi animali. Barberin gli racconta le sue disgrazie e, subito, il signor Vitali si offre di prendere con se il bambino. Perché lo fa? Perché, ormai anziano, ha bisogno di un aiuto o perché gli fa pena l’idea che il piccolo, come gli ha detto Barberin, verrà condotto in un orfanotrofio?

    6) La mattina dopo il Signor Vitali e il muratore si incontrano a casa dei Barberin perché, in base all’accordo, Remi deve andar via col vecchio saltimbanco. Quale è la reazione della signora Barberin e quale quella del piccolo Remi, costretto ad abbandonare la sua casa e quelli che credeva fossero i suoi genitori?

    7) Remi però si abitua presto alla nuova vita, anche perché il signor Vitali e gli animali gli si affezionano, e poi gli piace girare da un paese all’altro e vedere il mondo! Quando il signor Vitali decide che anche Remi possa partecipare allo spettacolo, con grande gioia del bambino?

    8) Quando Vitali scopre che il bambino non sa leggere e scrivere? E allora cosa propone a Remi?

    9) Quando il gruppo arriva a Bordeaux, città più grande delle altre dove il gruppo aveva già transitato, quale avventura capita a Remi?

    10) Perché Vitali, quando giungono a Tolosa, nella regione della Linguadoca, viene arrestato dai gendarmi? Cos’ha commesso il vecchio girovago che, in tribunale, viene condannato a due mesi di reclusione?

    11) Remi è disperato. Come faranno a sopravvivere lui e gli animali? Va via da Tolosa e prova a tenere lui gli spettacoli. Ma Vitali non c’è e Remi non è pratico come lo era il vecchio girovago, per cui il piccolo gruppo è alla fame. Una sera, vicino a un canale, Remi, forse per non pensare, prende l’arpa e si mette a cantare. Chi l’ascolta e, dopo averlo ascoltato, lo manda a cercare?

    12) Colui o meglio colei che lo manda a cercare è la signora Milligan (come è strana la vita!) che sta girando la Francia a bordo di un battello, “Il cigno”, insieme a suo figlio Arthur. Cos’ha Arthur che gli impedisce di camminare come gli altri ragazzi?

    13) Cosa propone la Signora Milligan a Remi, ignorando di avere davanti il figlio che le hanno rapito?.E perché Remi accetta di buon grado?

    14) La malattia di Arthur è grave: non può camminare ed è costretto su una sedia a rotelle. E’ per questo motivo che il ragazzo, provando invidia per Remi, molte volte lo tratta male? E qual è, in questi casi, la reazione di Remi? 

    15) L’accordo con la signora Milligan è che Remi e gli animali, fino a che Vitali non sia liberato, rimangano a bordo di “Il Cigno”. Cosa accade quando Vitali torna libero e va a riprendersi il suo gruppo? 

    16) Chi a bordo di “Il Cigno”, al momento dei saluti, sia tra quelli che rimangono, sia tra quelli che vanno via, è più dispiaciuto per la separazione?

    17) Nel loro nuovo girovagare, Vitali, Remi e gli animali, toccano tante città e quando, da Digione si sono diretti a Troyes, Vitali che già non sta troppo bene, prende la decisione di partire per la città, nonostante una bufera sia in arrivo. Cosa accade loro quando la bufera li avvolge con il suo freddo, la sua pioggia e il suo ghiaccio?

    18) Chi è Cecile che salva il piccolo gruppo e dove lo porta?

    19) Nonostante l’aiuto di Cecile, Vitali sta male e sta male pure Joli Coeur (ha la polmonite) che, però, non rinuncia a partecipare allo spettacolo, organizzato da Vitali. Ma cosa le accade alla fine di quello stesso spettacolo?

    20) Vitali e Remi giungono a Parigi e, mentre il vecchio saltimbanco sta chiedendo aiuto a una persona, che conosce, Remi trova u n nuovo amico; Mattia. Chi è Mattia e come si sono conosciuti i due ragazzi?

    21) Vitali, con Remi, decide di partire (non c’è nessuna speranza per loro a Parigi) ma, una sera, mentre camminano una nuova tormenta li colpisce: Vitali non sopravvive mentre Remi rimane in stato letargico, sommerso dalla neve. Chi, la mattina dopo, trova i due poveri corpi e come si comporta? 

    22) Il brav’uomo che aiuta, dopo aver seppellito Vitali, il povero Remi è il signor Acquin: è sposato e ha tanti figli tra cui Elisa che non sa parlare e che diventa amica di Remi più degli altri fratelli. Perché nasce questo legame? E’ per la tenerezza di Remi o per la gioia di Elisa di avere,  finalmente, trovato un amico che la comprenda?

    23) Intanto a Londra i Milligan che non hanno mai smesso di cercare il loro figliolo scomparso, hanno dato incarico di continuare le ricerche all’avvocato Galley. Galley è una persona corretta oppure……..

    24) Come mai Barberin e Galley riescono a incontrarsi? E’ a questo punto della storia che i Milligan vengono a scoprire che il loro primo figliolo è vivo?

    25) Perché Remi e Mattia, ormai divenuti amici, partono per l’Inghilterra? Come sono venuti a sapere che la famiglia che cerca Remi è inglese?

    26) Perché la signora Milligan lascia “Il Cigno” e va a Clarendon dalla signora Barberin? E in che modo scopre che Remi è il suo vero figliolo?

    27) Quando Remi e Mattia tornano dall’Inghilterra, scoprono che la Signora Milligan con Arthur e con Cecile (nelle sue ricerche la signora aveva conosciuto anche gli Acquin) è partita per Ginevra e che la bambina è andata con lei per vedere se, tra i luminari ginevrini, ce ne sia qualcuno in grado di curare la piccola. E’ la signora Barberin che comunica a Remi che la signora Milligan è la sua vera madre?

    28) Remi e Mattia partono per Ginevra dove incontrano finalmente la signora Milligan che vede, per la prima volta, suo figlio, sapendo che è suo figlio, mentre Remi acquista la consapevolezza che egli, nato e cresciuto senza famiglia, ora una famiglia ce l’ha. Qual è il comportamento di Arthur quando scopre che Remi è suo fratello?

    29) Il film è tratto da un libro, scritto da Hector Malot, pubblicato in Francia nel 1878 e diffusosi, poi, in tutto il mondo con enorme successo. Qual era il titolo originario del libro? E’ ancora lo stesso del film o è cambiato? Effettuate ricerche in merito.

     

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