Cafarnao In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Cafarnao racconta le peripezie di Zain, un bambino di dodici anni, che dall’Etiopia si è trasferito in Libano, con la famiglia, per sopravvivere e che decide di intentare una causa contro i suoi genitori per averlo generato quando non erano in grado di crescerlo in modo adeguato, non fosse altro che dandogli amore. La battaglia di questo bambino maltrattato, i cui genitori non sono stati all'altezza del loro ruolo, risuona in un certo senso come il grido di tutti gli individui trascurati dai nostri sistemi, una denuncia universale attraverso il candore dei suoi occhi…

    Zain non ha i documenti, dunque sul piano legale non esiste. Il suo caso è sintomatico di un problema che viene sollevato nel corso del film, quello della legittimità di un essere umano. Nel corso delle sue ricerche, la regista ha riscontrato una grande quantità di situazioni analoghe, ovvero di bambini che vengono al mondo senza i documenti perché i genitori non hanno i mezzi per registrare la loro nascita e finiscono con l'essere invisibili agli occhi della legge e della società.

    Dal momento che non hanno i documenti, un elevato numero di questi bambini va incontro alla morte, spesso per negligenza o malnutrizione o semplicemente perché non hanno accesso a un ospedale. Muoiono senza che nessuno se ne accorga perché di fatto non sono mai esistiti. E tutti dichiarano all'unanimità, e la documentazione che Nadine Labaki ha raccolto lo dimostra, che non sono felici di essere nati.

    Inconsapevolmente, però, la regista ha trasformato Rahil, la mamma di Zain, in una eroina del film. In Libano, tante ragazze, come Rahil, lasciano la famiglia di origine e i loro figli per venire a lavorare in famiglie in cui diventano donne invisibili, costrette a sottrarsi alle emozioni e al diritto di amare. Spesso sono vittime di discorsi razzisti o maltrattate dai loro padroni che non le considerano, come le altre dipendenti, per il semplice motivo che sono nere. Non hanno il diritto di amare e, dunque, di avere dei figli.

    A questo proposito, la scena dal notaio, dà concretezza all'incongruità di un sistema che consente che queste donne siano non solo considerate un bene ma che siano anche categorizzate. “Il mio desiderio”, dice Nadine, “era, quindi, di celebrarle come meritano di esserlo”.

    Tuttavia l'idea che un bambino possa intentare una causa contro i suoi genitori sembra molto lontana dalla realtà…

    La querela di Zain contro i suoi genitori rappresenta un gesto simbolico a nome di tutti i bambini che, non avendo scelto di nascere, dovrebbero poter rivendicare dai loro genitori un minimo di diritti, quanto meno quello di essere amati. Comunque, afferma la regista, ho voluto che il processo fosse credibile, attraverso l'intervento di reti televisive e mezzi di informazione che permettono a Zain di arrivare a quel tribunale…

    Ed è quel tribunale il luogo necessario a dare legittimità alle perorazioni di tutta una comunità di persone. L'udienza permette alla loro voce, oppressa e ignorata, di farsi finalmente sentire. “Peraltro ho detto a Souad, la madre di Zain, dice Nadine la regista, di difendersi, davanti al giudice, come se stesse difendendo la sua vera causa, nella vita reale, davanti a un'avvocatessa”. Si è espressa, allora, tirando fuori tutto quello che le è stato proibito di dire nel corso della vita. “Il ruolo del tribunale è anche quello di metterci di fronte ai nostri fallimenti e alla nostra incapacità di agire davanti alla miseria nella quale si muove il mondo” conclude la Labaki.

    In effetti il suo film non è anche un modo per costringerci a giudicare?

    Alla fine, Zain riesce, comunque, ad avere i suoi documenti, Rahil a riavvicinarsi a suo figlio… “Anche nella vita reale, abbiamo legalizzato la condizione di entrambi i protagonisti in Libano. Per una volta”, dice la regista, “ho voluto che l'happy ending non si limitasse allo schermo e spero che si riprodurrà anche nella realtà grazie al dibattito che mi auguro il film possa aprire”.

     

  • Genere: Drammatico
  • Regia: Nadine Labaki
  • Titolo Originale: Capharnaum
  • Distribuzione: Lucky Red
  • Produzione: Mooz Films
  • Data di uscita al cinema: 11 aprile 2019
  • Durata: 123’
  • Sceneggiatura: Nadine Labaki, Jihad Hojeily, Michelle Kesrouani
  • Direttore della Fotografia: Christopher Aoun
  • Montaggio: Konstantin Bock, Laure Gardette
  • Scenografia: Hussein Baydoun
  • Costumi: Zeina Saab Demelero
  • Attori: Nadine Kabaki, Zain Al Rafeea, Yordanos Shiferadi, Boluwatife Treasure Bankole, Kawthar Al Haddad, Fadi Kamel Yousself, Cedra Izam, Alaa Chouchnieh
  • Destinatari: Scuole di ogni Ordine e Grado
  • Approfondimenti:

     

     

    ALCUNE NOTE SUL LIBANO di LDF

     

    Una volta il Libano chiamato “il paese dei cedri” era considerato per bellezza, il Montecarlo della riva est del Mar Rosso.

    Poi una guerra intestina, tra cristiani e musulmani nel paese, ha distrutto questa fama. Ora il Libano sopravvive al confine con Israele a controllo del quale, c’è un contingente di soldati italiani in quanto tra i due paesi non c’è mai stato accordo poiché il Libano teme un allargamento territoriale degli israeliani verso le sue terre e il paese ebraico ha timore di eventuali attacchi dei gruppi arabo-libanesi ai propri confini.

    A tutti questi problemi di non facile soluzione, si aggiunga il fenomeno dell’immigrazione da parte dei popoli africani che si affacciano sul Mar Rosso, soprattutto provenienti dall’Etiopia.

    E il film “Cafarnao” narra la storia di un bambino etiope, Zain, emigrato in Libano con la sua famiglia dal suo paese, per fame, per guerre, per disperazione e soprattutto per una sopravvivenza, almeno dignitosa. C’è riuscito il piccolo Zain?

     

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di LDF

     

    1) La regista libanese Nadine Labaki, autrice del film in un’intervista, ha detto che molti dei problemi che coinvolgono il suo paese gli impediscono di tornare ciò che era una volta: ricchissimo considerato dagli europei una sorta di paese magico per il clima, le bellezze, gli hotel, questi tutti a più di cinque stelle e l’ospitalità del popolo, a ogni livello sia economico che culturale.

    I problemi di cui parla Nadine Labaki sono essenzialmente:

    A) L’emigrazione dall’Africa quasi sempre clandestina. 

    Di conseguenza i lavoratori stranieri in continuo aumento (non dimentichiamo che il Mar Rosso, oltre a essere molto più piccolo del Mediterraneo, dove soprattutto nelle nostre coste arrivano i migranti dei paesi africani del centro), permette proprio per le sue caratteristiche una massiccia emigrazione verso il Libano degli abitanti del corno dell’Africa alla ricerca di una vita migliore se non tesi alla sola sopravvivenza

    B) Il concetto di frontiera. Quando ci si trova alle porte nel paese come Israele, nato nel 1948 e quindi giovanissimo, che, in genere, si difende, attaccando, dai paesi che lo circondano, c’è, giustamente, di che essere preoccupati! Siete d’accordo?

    C) L’emigrazione poi non viene solo dall’Africa ma anche da Israele da parte di arabi israeliani che, tra il Libano e la Giordania nei campi dove vengono accolti superano la cifra di 2 milioni di rifugiati. D’altronde questa povera gente dove potrebbe andare se non lì?

    D) Il razzismo. Quanti libanesi considerano un’invasione incontrollata e incontrollabile da parte di altre popolazioni, l’emigrazione di cui abbiamo scritto nelle domande precedenti?

    E) Nel caso narrato dal film non può non chiedercisi (e non solo nel Libano) da quanti paesi viene rispettata la “Convenzione internazionale dei diritti sull’infanzia?” Approfondite l’argomento.

    2) Una volta il Libano era come una terra promessa: ricco, con un clima incantevole, meta di viaggi di molti europei, bello (non per niente era chiamato il paese dei cedri) al punto che molti stranieri vi si trasferivano.

    Perché ora tutto ciò è finito e il Libano non è solo in crisi economica ma anche politica?

    3) Quando e perché, in Libano, scoppiò una guerra tra cristiani e musulmani che insanguinò tutto il paese?

    4) I gruppi cristiani, in questo periodo, tremendo per il Libano, presero il nome di Falangi, ispirandosi ad altre falangi di un paese europeo che costarono, in una guerra intestina tanti morti e tante distruzioni. Quale fu questo paese? Approfondite l’argomento.

    5) Perché, ora, di stanza ai confini tra Libano e Israele c’è un contingente italiano ei caschi blu? Qual è il compito di questi nostri soldati a tutela sia del popolo libanese sia di quello israeliano?

    Da dove proviene la famiglia di Zain nella storia del film?

    Studiare geograficamente la posizione del territorio chiamato Corno d’Africa che si estende sul Mar Rosso. Quanti stati inseriscono a quel territorio?

    Perché Zain intenta un processo ai suo genitori?

    Cosa non ha e cosa vuole da loro? E loro sono in condizioni di poter dare la tutela che Libano e Israele chiedono?

    6) Cosa teme il Libano da parte di Israele e cosa Israele teme da parte del Libano? Approfondite l’argomento. 

    7) Chi aiuta Zain, il piccolo protagonista del film e perché, aiutando lui, aiuta una moltitudine di bambini che nel mondo si trovano nelle stesse condizioni del giovanissimo etiope? 

     

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