Una giusta causa In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    La candidata all'Oscar Felicity Jones è Ruth Bader Ginsburg, una delle nove donne ad entrare, nel 1956, al corso di Legge dell'Università di Harvard e che, nonostante il suo talento, fu rifiutata da tutti gli studi legali in quanto donna. Sostenuta dall’amore del marito Martin Ginsburg (Armie Hammer) e dall'avvocato progressista Dorothy Kenyon (il premio Oscar Kathy Bates), accetta un controverso caso di discriminazione di genere. Contro il parere di tutti, Ruth vinse il processo, determinando un epocale precedente nella storia degli Stati Uniti sul fronte della parità dei diritti.

    Un tributo a una delle figure più influenti del nostro tempo, seconda donna a essere nominata Giudice alla Corte Suprema; un omaggio a tutte le donne, un invito a non farsi sopraffare.

    Diretto da Mimi Leder, sceneggiato da Daniel Stiepleman e interpretato anche da Justin Theroux, Jack Reynor, Cailee Spaeny, Stephen Root, Sam Waterston, UNA GIUSTA CAUSA sarà al cinema da giovedì 28 marzo distribuito da Videa.

     

  • Genere: Drammatico
  • Regia: Mimi Leder
  • Titolo Originale: On the Basis of Sex
  • Distribuzione: Videa
  • Produzione: Partecipant Media
  • Data di uscita al cinema: 28 marzo 2019
  • Durata: 120’
  • Sceneggiatura: Daniel Stiepleman
  • Direttore della Fotografia: Michelle Grady
  • Montaggio: Michelle Tesoro
  • Scenografia: Nelsen Coates
  • Costumi: Isis Mussenden
  • Attori: Felicity Jones, Arnie Hammer, Justin Theroux, Kathy Bates, Sam Waterston, Stephen Root, Cailee Spaeny, Francis X. McCarthy
  • Destinatari: Scuole Secondarie di I grado, Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    Ruth Bader Ginsburg: La guerriera della Giustizia a icona della cultura popolare

    L’ottantacinquenne giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti è diventata un simbolo culturale moderna. Dal suo nomignolo “Notorious RBG" alla sua impressionante sessione di sollevamento pesi avvenuta a tarda notte in The Late Show con Stephen Colbert, fino all'esilarante imitazione da parte di Kate McKinnon in Saturday Night Live, Ruth Bader Ginsburg ha colpito in modo indelebile lo spirito culturale di oggi.

    Il documentario del 2018, RBG, che racconta il cambiamento della sua vita da avvocato femminista a icona di Internet, ha debuttato al Sundance Film Festival con grande successo dalla critica e dal pubblico. I giovani  fan ora collezionano t-shirt, tazze da caffè e meme online decorati con il suo volto.

    In seguito al caso Moritz, Ginsburg ha co-fondato il Progetto per i diritti delle donne presso l'ACLU (Unione Americana per le Libertà Civili) nel 1972, e nel 1973 è diventata l'avvocato generale dell’Unione. Durante la sua collaborazione con The Women's Rights Project e ACLU, è stata coinvolta in più di 300 casi di discriminazione di genere, tra cui la decisione Reed v Reed, emanata nel 1971 e divenuta effettiva il 1 luglio 1972, in cui per la prima volta nella storia la Corte Suprema ha applicato la Clausola di Pari Protezione del Quattordicesimo Emendamento per eliminare una legge che discriminava le donne. Ginsburg è stata l'autrice del documento originale. Come direttrice dell’ACLU's Women's Rights Project, ha discusso sei casi di discriminazione di genere davanti alla Corte Suprema dal 1973-1976, vincendone cinque.

    Nel 1980, il presidente Carter la nomina alla Corte d'Appello degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia. È stata nominata alla Corte Suprema degli Stati Uniti nel 1993 dal presidente Clinton, divenendo la seconda donna ad essere abilitata dalla Corte Suprema a trattare casi di discriminazione di genere (dopo Sandra Day O'Connor).

    Nel 1996, Ginsburg decretò la storica decisione da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti della Virginia, che il Virginia Military Institute, sostenuto dallo Stato, non potesse rifiutare di ammettere le donne. Nel 1999 ha vinto il premio American Bar Association's Thurgood Marshall per il suo contributo alla parità di genere e ai diritti civili.

    Nel 2015, Ginsburg si è schierata con la maggioranza in due delle più rivoluzionarie sentenze della Corte Suprema. In King v. Burwell, è stata uno dei sei giudici a sostenere una componente critica dell'Affordable Care Act del 2010, che permette al governo federale di continuare a fornire sussidi agli americani che acquistino assistenza sanitaria attraverso “scambi" indipendentemente dal fatto che siano gestiti dallo Stato o a livello Federale. Nello stesso anno è stata determinante nella storica decisione di rendere legale il matrimonio omosessuale in tutti i 50 stati con Obergefell v. Hodges.

    Il primo libro di Ginsburg, “My Own Words” uscito il 4 ottobre 2016 è comparso sulla lista dei migliori libri stilata dal New York Times.

    Tra i numerosi riconoscimenti, Ginsburg è stata inserita tra le “100 donne più potenti" da Forbes nel 2009, tra le “Donne dell'anno 2012” da Glamour e tra le “100 persone più influenti del 2015" dal Time. UNA GIUSTA CAUSA esce in concomitanza con il 25° anniversario della Ginsburg come Giudice della Corte Suprema.

     

    NOTE DI PRODUZIONE

    UNA GIUSTA CAUSA si ispira a una storia vera ed è stata scritta da Daniel Stiepleman, nipote del giudice Ginsburg. La regista Mimi Leder afferma di essere stata totalmente folgorata sin dalla prima lettura della sceneggiatura. “Ho subito pensato che dovevo fare questo film, sentivo l’urgenza di raccontare la sua storia. Mi sono subito identificata con il viaggio del giudice Ginsburg”.

    Mimi Leder ha sentito l’urgenza di raccontare la storia di questa donna così forte che, a dispetto di ogni ostacolo, ha saputo realizzare i suoi sogni e portare avanti la sua lotta per l'uguaglianza dei diritti per le donne.

    Leder sentiva anche un certo legame con Ginsburg. “Volevo raccontare la sua storia perché anch'io ho sperimentato l’amara realtà della discriminazione e ho lottato duramente per ottenere lavori che alla fine sono stati assegnati a persone di sesso maschile. Ho sentito una similitudine nelle nostre esperienze: entrambe madri, di origine ebrea e con alle spalle una lunghissima storia d'amore basata sul rispetto umano e professionale. Il mio matrimonio dura da 32 anni, il giudice Ginsburg ha avuto un matrimonio lungo e pieno d’amore e di questo si parla molto nel film”.

    Il fatto che la sceneggiatura sia stata scritta dal nipote di Ruth Bader Ginsburg, con il contributo della stessa Ruth, ha aggiunto alla storia una dimensione intima e autentica.

    Stiepleman racconta di essere stato ispirato a scrivere la sceneggiatura durante il funerale di suo zio Martin, nel 2010, mentre ascoltava l’elogio funebre. “Non c'è stato matrimonio che io abbia ammirato di più di quello tra lo zio Marty e la zia Ruth - spiega Stiepleman - e quando durante la funzione funebre, uno dei loro amici più cari si è alzato e ci ha fatto sorridere raccontando ai presenti l’unico episodio di litigio tra Ruth e Marty, in quel momento ho pensato: wow, questo potrebbe essere un film incredibile!”.

    Stiepleman ha elaborato la sua idea per molto tempo prima di proporla a Ruth, poi dopo circa un anno: “Chiamai Ruth e le dissi di avere un'idea per una sceneggiatura. Vorrei il tuo permesso, se possibile, e mi piacerebbe il tuo aiuto. Ruth mi rispose dicendo: Se è così che pensi che ti piacerebbe passare il tuo tempo… Così andai a Washington e trascorremmo diversi giorni insieme”.

    Durante questo periodo, Stiepleman frugava tra gli archivi personali di Ruth, durante il giorno, e alla Library of Congress durante la notte e poi trascorreva il resto del tempo a intervistarla su ciò che aveva trovato.

    “Parlavamo del loro matrimonio, del loro primo incontro e del fatto che lei fosse una delle nove donne della facoltà di legge di Harvard negli anni ’50... La interrogavo su come si fosse sentita al riguardo e di come si fossero sostenuti a vicenda. Non appena feci queste domande una storia  più grande ha cominciato a emergere e a prendere forma".

    “Una delle mie più grandi gioie nello sviluppo di questo progetto, è stata quella di poter realmente conoscere mia zia Ruth per la prima volta, e lei ha conosciuto me come scrittore”, afferma Daniel.

    Secondo Stiepleman, per Ruth era fondamentale che la storia rimanesse concreta. Stiepleman sottolinea come Ruth non abbia mai mostrato un senso di protagonismo quando si trattava di raccontare la sua storia. “Non l’ho mai sentita dire se mi descrivi così, posso apparire una persona troppo dura, piuttosto diceva sempre è così che è la legge, e facciamo che la legge sia giusta. Era davvero importante per lei e la ammiro moltissimo”.

    Ma ciò che lo ha veramente toccato è stata la sua passione e dedizione nei confronti della Costituzione. “Penso che ci sia qualcosa di più profondo che è fondamentale per poter capire davvero Ruth: quanto lei rispetti pienamente la Costituzione, la legge e il paese. Quello che ho imparato da lei è cosa sia davvero il patriottismo…”.

    Una volta scritta una prima bozza, Stiepleman la inviò a Karen Loop (il suo supervisore durante il periodo in cui insegnava sceneggiatura al Columbia College di Chicago). Lei fu così colpita dalla storia, che la mostrò subito al produttore Robert Cort.

    Quando lesse la sceneggiatura, Cort intravide la forza del racconto anche nella sua forma più grezza. “Abbiamo lavorato quasi 18 mesi su quella bozza prima di portarla alla luce, ed è stata accolta con enorme interesse da tutta la comunità", ricorda Cort. “È stata inserita nella ‘Blacklist’, che è la lista delle migliori sceneggiature di Hollywood non ancora prodotte. Quello fu l'inizio".

     

     

    Cort paragona Ruth a Wonder Woman. “UNA GIUSTA CAUSA è la storia di una delle grandi donne del nostro tempo. Ruth, per molti versi, è il nostro supereroe. Nei primi 15-20 minuti del film si racconta di Harvard e poi del periodo in cui Ruth ha vissuto a New York; abbiamo cercato di mostrare alcuni momenti ed eventi della sua vita che in qualche modo l’hanno segnata maggiormente e hanno dato origine alla persona che è”.

    Leder era particolarmente attratta dal lato umano dal Giudice della Corte Suprema di Giustizia, spiega Cort: “È una persona che sappiamo essere assolutamente innovativa e una delle figure politiche più influenti del nostro tempo, ma la cosa più importante da ricordare è che lei è un essere umano e sentivamo forte l’esigenza di far emergere la sua umanità e mostrarla come persona reale”.

    Quando la incontriamo per la prima volta nel film, Ruth frequenta Legge ad Harvard insieme al marito Marty. Mentre impara a far convivere la vita di madre con il suo ruolo di studentessa di Legge, Ruth affronta le avversità in un ambiente dominato dagli uomini, spesso ostile, in cui è solo una delle nove donne della sua classe.

    Il produttore Jonathan King afferma che la sceneggiatura è arrivata a Participant Media proprio nel momento più giusto. “La missione di Participant Media è quella di realizzare film che abbiano come focus importanti questioni sociali, sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo. Questo film è incentrato sull’uguaglianza e sulla parità dei diritti civili. È pienamente in linea con la nostra missione”.

    King ama il fatto che Ruth abbia sfidato un mondo che le sembrava così ostile. “A un livello molto semplice, UNA GIUSTA CAUSA è un film su una giovane donna di incredibile talento e ambizione a cui viene detto che in quanto donna le sono precluse determinate cose. In sintesi si racconta della lotta di Ruth per il suo posto nel mondo, e a nome di tutti quelli a cui è stato detto che non possono fare qualcosa per ragioni relative al loro sesso”.

    L'attrice britannica Felicity Jones, candidata al Premio Oscar per la sua acclamata interpretazione in “La teoria del tutto”, dice: “Sono anni che cercavo una parte come questa, un ruolo in cui un personaggio femminile è ferocemente devoto a quello che fa, ma, allo stesso tempo, esplora il senso più pieno della sua vita e della sua natura”.

    Per quanto riguarda la sua performance, Leder afferma “Felicity Jones ha incarnato Ruth in modo perfetto. Ha centrato la sua essenza, si è connessa con la sua realtà. Ha fatto totalmente suo il personaggio e dietro la cinepresa ha dimostrato tutto questo”.

    Il primo passo nella ricerca da parte di Felicity Jones è stato l'incontro con la sua controparte nella vita reale: “Ho avuto la fortuna di incontrare il giudice Ginsburg nel suo appartamento a Washington, ed è stato un incontro molto commovente; c'erano così tanti dettagli e non volevo dimenticare nulla, quindi mi ricordo di aver detto: Ruth, ti dispiace se faccio solo qualche foto? così mentre scattavo queste foto della sua scrivania e di come ogni cosa avesse un suo ordine, ricordo che ho pensato: questa donna ha una tale umanità, si prende cura di tutto…”.

    Felicity dice che la sua sensazione incontrando Ruth è che lei fosse una vera “rivoluzionaria con un fuoco nelle viscere”.

    Armie Hammer, interpreta Martin Ginsburg e ammette di essere stato molto felice di far parte della produzione. “Quando ho ricevuto questo copione, ero molto eccitato, pensavo fosse fantastico che la vita di Ruth Bader Ginsburg stesse prendendo forma su quelle pagine. E poi, dopo aver parlato con Mimi e aver incontrato tutte le persone coinvolte, ero davvero entusiasta di vedere come sarebbe stato il passaggio allo schermo”.

    Secondo Leder, Hammer è scivolato molto facilmente nel suo personaggio “Penso che vedrete Hammer come non l’avete mai visto in altri film, ha davvero lasciato trapelare il lato divertente della sua personalità”.

    Hammer afferma di essere stato particolarmente attratto dalla devozione e dall’affiatamento della coppia. “Hanno avuto un rapporto davvero fantastico, è sorprendente perché sono stati in grado di realizzare sempre tutto quello che hanno progettato. Penso che il motivo per cui Ruth attribuisca a Martin molto del suo successo, sia dovuto alla grande simbiosi che li ha sempre sostenuti e uniti. Non avrebbero potuto avere due figli, delle carriere così impegnative e tutto il resto, se non fossero stati così strettamente connessi tra loro. E sono stati davvero un'ottima squadra”.

    La Jones concorda con Arnie Hammer “Quando guardo i loro vecchi filmati non riesco a non sorridere, sono complici e si vede che si divertono. C’era vera amicizia tra loro ma anche una relazione romantica e un assoluto rispetto reciproco. Erano davvero soci. Erano gli anni ’50 ed entrambi pulivano e cucinavano, questo particolare la dice lunga sul loro rapporto”.

    Hammer ammira lo sforzo che la Jones ha fatto per sviluppare il suo personaggio. “Lei la prende così seriamente e rispetta profondamente la Ginsburg, è riuscita a imprimere una grande forza al personaggio, ma anche un tipo di dolcezza davvero toccante”.

    A completare il clan Ginsburg sullo schermo è Cailee Spaeny che impersona Jane, la giovane e contestataria figlia della coppia. Spaeny dice di essere stata molto contenta di avere avuto l'opportunità di interpretare una giovane attivista degli anni ’70. “Ho fatto molte ricerche su Gloria Steinem. Ho guardato molti dei suoi discorsi. Sono andata a raduni vicino Montreal solo per immergermi in un sacco di questioni politiche, perché Jane era questo”.

    “Cailee è perfetta nella sua interpretazione - dice Leder - è una giovane attrice molto brillante. Entrambe le donne sono appassionate e credono fermamente in quello che fanno, Ruth e Jane sono costantemente in fibrillazione, ma è Jane che alla fine sprona Ruth ad andare avanti nella sua lotta per la giustizia”.

    Penso che Jane abbia voluto mostrare ai suoi genitori che c’era una generazione completamente differente rispetto alla loro, che i tempi erano cambiati e che le cose dovevano essere fatte in maniera diversa rispetto al passato”, afferma Spaeny.

    Nel cuore della storia troviamo un caso che Martin - poi eminente fiscalista

    - portò all’attenzione di Ruth. Il caso riguardava Charles Moritz, un uomo a cui vennero negati 296 dollari sulla sua detrazione fiscale in quanto badante maschio.

    “Questa è discriminazione basata sul sesso!”, esclamò Ruth leggendo il caso. “Se un tribunale federale decidesse che questa legge è incostituzionale, diventerebbe il precedente a cui gli altri si riferiscono e su cui costruire”.

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di LDF

     

    1) Ruth Bader fu, nel 1956, una delle nove donne a entrare al corso di legge dell’Università di Harvard, una delle più famose sedi universitarie degli Stati Uniti. Laureatasi con il massimo dei voti, fu poi rifiutata da tutti gli studi legali statunitensi, in quanto donna. Se ora si ripensa questa situazione sembra impossibile. Si tratta appena di sessantatre anni fa! E mentre ciò accadeva negli Stati Uniti sembrando normale alla maggioranza del popolo americano, cosa accadeva, intanto, in Italia? Si era nella stessa situazione oppure………………

    Effettuate ricerche in merito alla situazione italiana nello stesso periodo.

    2) Ruth, intanto, nei primi anni ’60, si era sposata con un giovane, Martin Ginsburg, suo compagno di studi ad Harvard. Quale fu l’atteggiamento di Martin, quando Ruth decise di adire le vie legali per l’ingiustizia subita, non solo individuale ma anche sociale, in quanto in grado di coinvolgere tutte le donne americane?

    3) Perché Ruth, decisa al grande passo (il primo nella storia degli Stati Uniti), si rivolse all’avvocato Dorothy Kenyon?

    4) Sia Ruth che la Kenyon, di comune accordo, decisero di adire presso il Tribunale federale, competente per territorio, per presentare un caso di “discriminazione di genere” di cui era vittima, nel mondo del lavoro, Ruth Bader Ginsburg.

    Cosa si intendeva, allora, per discriminazione di genere?  E ora, secondo voi, il problema è completamente superato, non solo negli Stati Uniti ma pure in ogni altro paese (fra cui il nostro) o le donne, ancora, soffrono anche se, a pari grado, (e non solo) con gli uomini, di una valutazione, ad esempio, economica, inferiore rispetto all’altro sesso?

    5) Martin contribuì alla difficile istruzione del processo da parte di Dorothy e di Ruth, citando loro un caso che coinvolgeva un certo Charles Moritz che si era visto rifiutare un compenso di 293 dollari. Perchè? E perchè questo caso fu utilissimo alle due donne, come base, per istruire la loro causa?

    6) Come e per quali motivazioni legali, Ruth e Dorothy vinsero la causa contro il parere di tutti? 

    7) Si può, oggi, affermare che la vittoria di Ruth, in base alla quale in nessun lavoro poteva esistere la discriminazione di genere, svegliò la convinzione in tante donne che bisognava lottare perché tra i due sessi ci fosse, e non solo in campo lavorativo, la parità dei diritti?

    8) Fu la causa vinta da Ruth, in base alla quale fu dichiarata incostituzionale la discriminazione di genere, a trasformare il giovane avvocato in un’icona dei diritti civili della donna in ogni parte degli Stati Uniti, all’affermazione dei quali ella dedicò, con passione, tutta la sua vita?

    9) Nel 1980, Ruth fu nominata, dal Presidente Carter, alla Corte di appello degli Stati Uniti per il distretto di Columbia e, nel 1993, per decisione del Presidente Clinton, entrò, come seconda donna, alla Corte suprema degli Stati Uniti. Ma Ruth nonostante l’alto seggio continuò a lottare. E quale fu, tra le altre, la battaglia importantissima per il mondo femminile che elle vinse contro il “Virginia military”, davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti della Virginia?

    10) Ruth e Martin, nel loro felice matrimonio, durato tantissimi anni (Martin si è spento nel 2010), hanno avuto un figlia, Jane. Quanto è costato e, nello stesso tempo. è valso per la natura della ragazza, la presenza di una madre così “positivamente ingombrante”?

    11) Perché e quando, pur contestando, è stata Jane a dare alla madre la forza per continuare la sua lotta?

    12) La sceneggiatura del film è stata scritta dal nipote di Ruth, Daniel Stiepleman con il contributo della nonna, giunta ormai agli ottanta anni che al giovane, nella sua collaborazione, non ha mai parlato di lei e di quanto ha fatto, ma ha sempre e solo detto, citando anche molte sue vittorie per le libertà civili: “è così che è la legge e facciamo che la legge sia giusta”.

    Nessuna frase è più “giusta” di questa, sempre alla base del pensiero e delle lotte di Ruth.

    Basti pensare a ciò che disse Severino Boezio nel I° secolo d.C. “Il diritto è degli uomini, la giustizia à di Dio”. Commentate.

     

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