The wife - Vivere nell'ombra In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Una donna che decide di sacrificare il suo talento, i suoi sogni e le sue ambizioni per incoraggiare e sostenere la carriera letteraria del carismatico marito Joe (Jonathan Pryce), sopportando e giustificando con pazienza le sue numerose scappatelle.

    Un tacito patto su cui è stato basato il loro matrimonio fatto di compromessi che la sola Joan deve sopportare. Ma dopo tanti anni ha finalmente raggiunto il punto di rottura. Alla vigilia del Premio Nobel, conferito a Joe per la sua apprezzata produzione letteraria, Joan si trova a confrontarsi con il più grande sacrificio della sua vita.

    THE WIFE - VIVERE NELL’OMBRA è un viaggio toccante ed emozionante, una celebrazione della donna, dell'autodeterminazione e del riscatto.

    Diretto dal vincitore dell'Orso d'Argento a Berlino, Björn Runge, THE WIFE - VIVERE NELL’OMBRA è l’adattamento della sceneggiatrice Jane Anderson dell’omonimo romanzo di Meg Wolitzer ed è interpretato da Glenn Close, Jonathan Pryce, Christian Slater, Max Irons, Harry Lloyd e Annie Starke.

     

  • Genere: drammatico
  • Regia: Bjorne Runge
  • Distribuzione: Videa
  • Produzione: Tempo Productions Limited, Anonymous Content, Meta Film
  • Data di uscita al cinema: 4 ottobre 2018
  • Durata: 100’
  • Sceneggiatura: Jane Anderson
  • Direttore della Fotografia: Ulf Brantas
  • Montaggio: Lena Runge
  • Scenografia: Mark Leese
  • Costumi: Trisha Biggar
  • Attori: Gleen Close, Jonathan Pryce, Christian Slater, Max Irons, Harry Lloyd, Annie Starke
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    NOTA DEL REGISTA

    "Per me, questo film è come la musica; il modo in cui Glenn Close e Jonathan Pryce recitano mi fa pensare a due strumenti solisti che suonano insieme. Durante il montaggio è stato impossibile per me separare la storia dalla loro interpretazione, avevano la capacità di incorporare la sceneggiatura nella loro recitazione in un modo profondamente affascinante. Non è solo una storia plot-driven, basata sulla trama.

    La mia ambizione come regista è trovare il modo di lasciare liberi gli attori. Si tratta di trovare la musica della sceneggiatura, di lasciarla oscillare. Nella migliore delle ipotesi, il pubblico condividerà lo “swing” durante i momenti salienti del film”.

    Björn Runge

     

    THE WIFE - VIVERE NELL’OMBRA: IL RUOLO DI BJORN RUNGE

    Apprezzato da sempre in quanto “regista degli attori”, l'innata capacità di Björn Runge di permettere a una storia di respirare e di trarre il massimo dal suo cast e dalla sceneggiatura, è stato ciò che ha attirato molti dei più acclamati attori del cinema a far parte del progetto. Anche il suo ammirato lavoro per il teatro ha contribuito in questo senso.

    Per Runge, uno degli elementi trainanti della storia era l'intenso rapporto tra i vari personaggi del film. "C’era l’analisi del rapporto tra una madre, un padre e un figlio ed è qualcosa con cui avevo familiarità grazie al mio precedente lavoro teatrale. Ma quello che mi ha davvero attratto è stato il contesto del Premio Nobel. Era una piccola storia all'interno di una storia più ampia”.

    "Penso che la più grande differenza con il romanzo consiste nella scelta di Jane di dare al figlio David un ruolo più importante nella sua sceneggiatura”.

    In merito al cast, il regista scherza dicendo: "In realtà è Glenn Close che mi ha “scelto”, poi io ho scelto il resto del cast”.

    In effetti, l’attrice sei volte nominata agli Oscar®, la cui carriera stellare dura da ben quattro decenni, era una fan sia del regista che della sceneggiatrice. "Apprezzo da anni le sceneggiature di Jane Anderson. Quando ho saputo che era opera di Jane e ho letto il romanzo, ho pensato che le premesse fossero davvero intriganti”, ha detto.

    Di Runge, ha aggiunto: "Adoro il modo in cui lavora. Penso che sia una sorta di fusione perfetta tra le sue conoscenze teatrali e cinematografiche. Ha una meravigliosa comprensione del processo della recitazione e ti lascia il tuo tempo, specialmente se è una scena difficile. Ha un modo meraviglioso di seguire le cose e di organizzare le riprese. Mi sono sentita come in una piccola compagnia teatrale”.

    Per il regista, la capacità della sua protagonista di lavorare istintivamente è stato un elemento fondamentale. "Ha una grande e innata capacita di recitare davanti alla telecamera, ma ha anche la precisa percezione di dove si trova il suo personaggio nella sceneggiatura", ha detto. "Entra nel personaggio in un modo che non avevo mai sperimentato. Lei sa cosa il personaggio deve dare al pubblico, quali emozioni trasmettere”.

    Per il protagonista maschile del film, la produzione aveva bisogno di un attore che potesse portare credibilità e leggerezza al ruolo di Joe Castleman, e che sapesse, insieme a Glenn Close, svelare tutte le complessità di questo matrimonio. Il famoso attore britannico Jonathan Pryce si è dimostrato un’ottima scelta.

    "Parte del mio interesse per la sceneggiatura era il fatto che il regista fosse Björn", dice Pryce. "Mi piaceva il suo lavoro e mi piaceva il fatto che fosse un film sulle relazioni. Non vedevo l'ora di farlo perché ha questo taglio svedese, nordico”.

    L’attore ha conferito un approccio naturale di cui il regista è rimasto colpito. "In una scena, quando si sveglia, vedi dai suoi occhi che ha fatto uno strano sogno. Non gliel’avevo chiesto io, ma l’ha fatto. È stato fantastico lavorare con Glenn e Jonathan. Sono una coppia perfetta, sono attori fatti per lavorare insieme”.

     

    SEGRETI E BUGIE: LA COMPLESSITÀ DEI PERSONAGGI

    Per far sì che la storia di questa coppia si esprimesse in tutta la sua sottigliezza, complessità e dark humour, la produzione aveva bisogno di un cineasta istintivo e saggio, di un regista capace di lavorare particolarmente bene con gli attori.

    Björn Runge, la cui capacità di offrire una prospettiva unica ai suoi film come MOUTH TO MOUTH e il film vincitore dell'Orso d'Argento DAYBREAK, si è rivelato un’ottima scelta.

    Secondo il produttore Piers Tempest, Björn Runge aveva compreso il tono che voleva per il progetto sin dalle prime fasi. "Björn definisce la storia molto bene, come una banda elastica che si estende per tutto il film e che alla fine si spezza quando il grande segreto viene rivelato con il conseguente impatto sulla famiglia di Joe e Joan. È un esempio di cinema estremamente avvincente e di cui siamo tutti molto orgogliosi”.

    Il regista desiderava sin dalle prime fasi di sviluppo far parte del progetto. La produttrice Rosalie Swedlin ricorda: "Quando Jane Anderson, che ho incontrato molti anni fa durante lo sviluppo di un altro progetto, è rientrata nella mia vita, ho letto THE WIFE e ho provato una sorta di fastidio per il fatto che il romanzo non fosse stato ancora sviluppato per il grande schermo. Ho avuto uno di quei weekend in cui cominci a pensare: 'Come farò a fare questo?' Improvvisamente ho realizzato che la sceneggiatura fosse in gran parte ambientata a Stoccolma dove viene assegnato il Premio Nobel e che quindi avrei potuto collaborare con un produttore scandinavo”.

    In breve tempo, dopo aver letto la sceneggiatura, la produttrice Meta Louise Foldager Sørensen è entrata a far parte del progetto. "L'ho adorata e sapevo che dovevo fare questo film! Ho pensato che una coproduzione scandinava fosse perfetta perché è ambientato a Stoccolma. Così ho proposto un regista svedese e abbiamo scelto di lavorare con Björn Runge. È un grande regista, abilissimo con gli attori. Avendo lavorato anche molto per il teatro, ho pensato che avesse la giusta sensibilità per questo progetto”.

    "È diventato il nostro regista e ha adorato la sceneggiatura", continua Swedlin, "ne era appassionato e ci ha inviato meravigliose email al riguardo. Ciò che abbiamo apprezzato è che lo ritenesse un film “per tutti", non un film “esclusivo” e indirizzato a un pubblico limitato; vedeva in esso tutte le tematiche”.

    "Si potrebbe pensare che una donna come regista potesse essere più adatta per esprimere tutte le sottigliezze della storia", ha detto Jane Anderson riferendosi alla sensibilità del film. "Björn Runge è il più “femminista” dei registi maschi! Ha una grande sensibilità e comprende perfettamente quello che la sceneggiatura cerca di dire”.

     

    "I piccoli dettagli sono il punto di partenza per la loro recitazione, li studiano con precisione riuscendo a calarsi nelle profonde emozioni della scena. È l’incontro di due anime che lottano con il loro destino. Ed è di questo che parla il film”.

    Pryce concorda sul fatto che lui e Glenn Close hanno sviluppato un forte legame professionale durante le riprese, e i risultati sono evidenti sullo schermo. "Mi è sempre piaciuta come attrice. Abbiamo la stessa età e possiamo entrambi attingere ad esperienze di vita molto simili. Non dobbiamo dirci molto, altro aspetto che mi piace molto. Entrambi capiamo le esigenze dei personaggi e del film. È davvero bello lavorare con qualcuno che è così dedito al proprio lavoro”.

    "È stato meraviglioso lavorare con Jonathan", aggiunge Glenn Close. "Lo ricordo in BRAZIL, tanti anni fa, e non ho mai dimenticato quella sua performance. È uno dei grandi attori della sua generazione, quindi è stato un onore lavorare con lui”.

    Nonostante la relazione e l’interazione tra Joan e Joe sia l’elemento centrale del film, per la produzione è stato fondamentale cercare attori per i ruoli secondari che completassero al meglio la storia. "Per interpretare il personaggio di David, il figlio della coppia, cercavo qualcuno che fosse fragile e vulnerabile ma che potesse al contempo avere una sorta di lato difficile, frustrato", ha spiegato Runge. "Joe è un po’ intimorito da David e per me è stato importante trovare un attore con quella combinazione di emozioni diverse. Il lato poetico e il lato brutale. Per me Max Irons è perfetto".

    Irons ha molto apprezzato il forte rapporto di collaborazione instauratosi con il regista. "È così preciso, così rilassato. Parla in una lingua che tutti comprendiamo.

    Abbiamo finito presto tutti i giorni, il che è un miracolo! Il suo modo di girare, di dirigere è “economico” ed ha così tanto cuore. La sua intelligenza emotiva è esattamente ciò di cui un film come questo necessita”.

    L'attore statunitense Christian Slater interpreta l'accanito reporter Nathaniel Bone, il quale ha fiutato che non tutto è ciò che sembra nell’apparente matrimonio di successo dei Castleman e decide di scoprire la verità. Questa ricerca conduce ad alcune delle scene più divertenti del film.

    "Lavoro nel cinema da 40 anni”, ha detto Glenn Close, "e più vado avanti e più mi rendo conto che il fulcro di tutto è l’abilità di un attore di recitare e muoversi all'interno di una scena. Essere in grado di provare cose diverse in modo da fornire all'editor tutto il materiale per il montaggio. Io e Christian abbiamo girato tre scene in cui mi sta intervistando in un pub. E ci siamo divertiti molto. Non l’avevo mai incontrato prima, ed è stata una grande scena - siamo stati in grado di provare molte cose diverse”.

    "Metaforicamente è una sorta di partita di scacchi, è una specie di gioco al gatto e al topo”, ha aggiunto Slater. "Io cerco di convincerla a dirmi la verità e lei mi tiene a bada”.

    Poiché il film è ambientato in due diversi periodi, la produzione ha avuto bisogno di due attori forti per portare in scena con successo le speranze, le ambizioni e le dinamiche del matrimonio dei giovani Castleman, permettendo al pubblico di conoscerli e di comprendere la loro storia ponendo le basi per le rivelazioni successive. I loro primi giorni di matrimonio appaiono intriganti grazie all’interpretazioni di Annie Starke e Harry Lloyd.

     

    UN MATRIMONIO, UN TALENTO, UN SEGRETO: DA ACCLAMATO ROMANZO AL GRANDE SCHERMO.

    Un’avvincente storia sull’amore, sul matrimonio e sui segreti intimi si rivela in THE WIFE - VIVERE NELL’OMBRA, film acclamato dalla critica e diretto dal grande regista svedese Björn Runge. Nel raccontare la storia di un lungo matrimonio basato sulla passione, sull'ambizione e su un enorme compromesso che alla fine, dopo molti anni, si spezza, in THE WIFE - VIVERE NELL’OMBRA troviamo un esame tenero e complesso delle relazioni di mezz’età e un affascinante sguardo sulla natura umana nelle sue molteplici forme.

    Le straordinarie interpretazioni di Glenn Close e Jonathan Pryce sono supportate da un eccezionale cast internazionale.

    Ambientato in parte negli anni '90 e con flashback che rimandano ai primi anni della loro relazione iniziata negli anni '50 e '60, questo travolgente e intimo racconto è un adattamento dell’amatissimo romanzo di Meg Wolitzer.

    Per la sceneggiatrice Jane Anderson, (GLI ANNI DEI RICORDI, OLIVE KITTERIDGE), il film ha costituito l'opportunità di raccontare, da una prospettiva unica e meno ufficiale, la storia di un matrimonio e del desiderio di affermazione e successo.

    "Nel lontano 2003 ho letto l'incredibile romanzo di Meg Wolitzer intitolato THE WIFE e sono rimasta senza parole. Meg racconta una storia “rivoluzionaria” su ciò che significa essere una scrittrice. Illustra cosa vuol dire essere la moglie di un gigante della letteratura sapendo segretamente che è lei ad avere il vero talento", spiega la Anderson.

    Tuttavia, Jane Anderson riteneva che la storia avesse bisogno di alcune modifiche per adattarsi al grande schermo in modo efficace. "Quando si adatta un romanzo per il cinema, si devono apportare alcuni aggiustamenti per rendere la narrazione più drammatica, più eccitante, più  rillante. Nel romanzo il premio ottenuto dallo scrittore Joe Castleman è in realtà un non ben definito premio a Helsinki, in Finlandia. Ho optato per trasformarlo in un Premio Nobel per aumentare la posta in gioco. Ho anche lavorato sul personaggio del figlio di Joe e Joan  Castleman, un uomo oramai adulto e piuttosto frustrato”.

    Anderson ritiene che aver avuto Glenn Close nel cast sia stato un gran colpo perché ha aggiunto un senso di grazia e leggerezza alla rappresentazione di una donna molto interessante. "Il  personaggio di Joan Castleman è una donna profondamente contenuta, elegante e timida, una figura che rimane in secondo piano rispetto al brillante marito. Chi meglio di Glenn Close, attrice raffinata ed estremamente dotata, avrebbe potuto interpretare questo tipo di ruolo e dargli tutta le sfumature e il sottotesto necessari?”

    Jane Anderson spera che il film favorisca e inviti al dibattito sul matrimonio, sui segreti che vi si celano e sui compromessi che si fanno. "Quando scrivo un film, mi chiedo sempre: Di cosa parlerà il pubblico quando si accenderanno le luci e usciranno dalla sala? In questo caso penso che parleranno di cosa sono i compromessi che facciamo in un matrimonio, si chiederanno se i segreti che manteniamo come coppia siano legittimi, quali sacrifici accetta una donna in quanto moglie e se un marito le mostri adeguato rispetto e amore”.

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di L.D.F.

    1) “The wife” è la lunga storia di un matrimonio, basato, inizialmente, sulla passione, sull’ambizione e, poi, su un enorme compromesso. Quando questo si stabilizza tra due persone, una delle due si trova a doverne pagare la scelta. Perché, col passare degli anni, Joan arriva alla conclusione di aver sbagliato nell’accettare tale compromesso con il marito e, divenuta anziana, comprende che le ha rovinato la vita?

    2) Bjorn Runge, il regista del film, definisce la storia del matrimonio dei coniugi Castleman “come una banda elastica che si estende per tutto il film e si spezza quando il grande segreto viene rivelato con grande impatto, nel matrimonio tra Joan e Joe. Come si arriva alla scoperta del segreto, tanto ben celato dalla coppia?

    3) Joe è indubbiamente un egoista, un uomo che sa chi sia Joan e quanto ella sia in grado di dare, se potesse scrivere, come scrive lui e con successo ma ha paura che la moglie sia più brava e la pone in secondo piano, pretendendo da lei che giochi il ruolo di moglie e madre, limitandosi a dargli consigli, in ambito letterario e basta. E’ giusto questo atteggiamento di Joan, secondo voi? 

    4) Perché Joan pur soffrendo, pur convinta delle sue capacità, accetta questo compromesso per tanti e tanti anni?

    5) La situazione scoppia quando a Joe Castleman viene dato il Premio Nobel per la letteratura. Nel film è evidenziata benissimo la scena quando Joan, alla notizia, prima esulta e poi piange. Piange per la gioia e per la convinzione che, forse, quel Premio avrebbe dovuto vincerlo lei?

    6) Joan, comunque, pur soffrendo, accetta la situazione quand’ecco che, accanto a lei, arriva un giovane reporter Nathaniel Bone che ha intuito che non è tutto ciò che sembra nella apparente serenità del matrimonio dei Castleman. Bone incontra Joan nell’apparente “innocenza” di un pub e inizia a interrogarla, amichevolmente, per giungere a scoprire la verità che egli ha intuito. 

    Il regista ha scritto che quella scena, metaforicamente, è una sorta di partita a scacchi in cui Bone cerca di convincere Joan a dirgli la verità ed ella lo tiene a bada, non rispondendo specificatamente alle sue domande più dirette. E’ giusto secondo voi pensare a loro due come impegnati in una sorta di partita a scacchi?

    7) Mentre Joan comincia, anche per colpa del giovane Bone, a rivedere tutta la sua vita, Joe si gode il suo successo. Vorrebbe però essere più tranquillo e, invece, non ci riesce, perché vede in Joan un atteggiamento che lo preoccupa. Perché questo atteggiamento della moglie, al culmine della gloria, come scrittore, gli dà una così forte preoccupazione?

    8) Joe sa che questo premio Nobel a lui attribuito, non è suo o almeno non è tutto suo m, nel suo egoismo, mai ci aveva pensato. Per lui Joan aveva, nel matrimonio, un suo ruolo cui doveva attenersi e basta… e poi ora egli, al massimo del successo, guardandolo fa i suoi conti e acquista consapevolezza di ciò che aveva sempre saputo: cioè che Joan sia più brava di lui come scrittrice. Perché ora tra sé e sé la sta ammettendo?

    9) Adesso Joe, sta lì davanti al re di Svezia che gli consegna il Nobel, pensando a Joan. Egli teme perché ha capito ciò che si sommuove nel pensiero e nel cuore della moglie e, mentre prende il premio e ringrazia il sovrano, non può non pensare: cosa farà Joan?

     

     

    10) Joan e Joe hanno un figlio, David, cresciuto, forse, con la consapevolezza che il grande amore che legava i genitori non fosse vero. Inoltre, probabilmente, sin da bambino, aveva percepito di non essere il figlio amato, visto che, attraverso i loro comportamenti, non era lui l’oggetto delle attenzioni della coppia che lo aveva generato, perché i due sembravano vivere l’una per l’altro e basta. Queste percezioni, così in antagonismo, tra loro, avevano fatto crescere un giovane fragile, vulnerabile e soprattutto frustrato. C’era fra Joan e Joe uno dei due almeno che si fosse accorto della situazione psicologica del figlio, cercando, in qualche maniera, di porvi rimedio o, presi nella lotta nascosta che è sempre stata alla base del loro matrimonio, non vi avevano dato peso e, forse, non se ne erano nemmeno resi conto? 

     

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