Moschettieri del re In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    D’Artagnan (Pierfrancesco Favino), Porthos (Valerio Mastandrea), Athos (Rocco Papaleo), Aramis (Sergio Rubini), oggi sono un allevatore di bestiame con un improbabile accento francese, un castellano lussurioso, un frate indebitato e un locandiere ubriacone, che per amor patrio saranno di nuovo moschettieri.

    Cinici, disillusi e sempre abilissimi con spade e moschetti, saranno richiamati all’avventura dalla Regina Anna (Margherita Buy) per salvare la Francia dalle trame ordite a corte dal perfido Cardinale Mazzarino (Alessandro Haber), con la sua cospiratrice Milady (Giulia Bevilacqua).

    Affiancati nelle loro gesta dall’inscalfibile Servo muto (Lele Vannoli) e da un’esuberante Ancella (Matilde Gioli), i quattro - in sella a destrieri più o meno fedeli - combatteranno per la libertà dei perseguitati Ugonotti e per la salvezza del giovanissimo, parruccato e dissoluto Luigi XIV (Marco Todisco). Muovendosi al confine tra realtà e fantasia, i nostri si spingeranno fino a Suppergiù, un luogo che dovrebbe essere al confine tra la Francia e la Spagna, provando a portare a termine un’altra incredibile missione. Difficile dire se sarà l’ultima o la penultima.

     

  • Genere: Commedia
  • Regia: Giovanni Veronesi
  • Titolo Originale: Moschettieri del re
  • Distribuzione: Vision Distribution
  • Produzione: Indiana Production con Vision Distribution
  • Data di uscita al cinema: 27 dicembre 2018
  • Durata: 109’
  • Sceneggiatura: Giovanni Veronesi e Nicola Baldoni
  • Direttore della Fotografia: Tani Canevari
  • Montaggio: Consuelo Catucci
  • Scenografia: Tonino Zera
  • Costumi: Alessandro Lai
  • Attori: Pierfrancesco Favino, Valeria Mastandrea, Rocco Papaleo, Sergio Rubini, Margherita Buy, Alessandro Haber, Matilde Gioli, Giulia Bevilacqua, Valeria Solarino, Lele Vannoli, Roberta Procida, Luis Molteni, Marco Todisco, Antonio Iuorio
  • Destinatari: Scuole Secondarie di I grado, Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    INTERVISTA A GIOVANNI VERONESI

    Quando ha iniziato a pensare a questo film e che cosa le stava a cuore raccontare?

    L’idea risale a tanto tempo fa, volevo girarlo già negli anni ‘80 dirigendo Francesco Nuti, Roberto Benigni, Massimo Troisi e Carlo Verdone. È un progetto che ho portato sempre con me, perché mi è sempre piaciuta l’idea di raccontare i Moschettieri di Dumas come una sorta di supereoi del pas- sato. Finalmente l’anno scorso ho trovato dei produttori di larghe vedute come i dirigenti di Indiana Production e di Vision, che mi hanno lasciato carta bianca per girare esattamente quello che volevo e come volevo e per scritturare nei ruoli principali quattro attori fantastici come Pierfrancesco Fa- vino (D’Artagnan), Valerio Mastandrea (Porthos), Rocco Papaleo (Athos) e Sergio Rubini (Aramis). I protagonisti hanno tutti 55-60 anni e appaiono attempati, arrugginiti, pieni di acciacchi e disillusi ma sono costretti a tornare in sella a un cavallo e a riprendere le armi perché la loro regina Anna d’Austria (Margherita Buy) li richiama a Corte per una missione segreta da intraprendere all’insa- puta del perfido e mellifluo cardinale Mazzarino (Alessandro Haber). Il film è ispirato al secondo romanzo di Dumas sui Moschettieri intitolato Venti anni dopo ma non ha l’ambizione di esserne una trasposizione fedele, la vera protagonista del nostro film è la fantasia, come si scoprirà alla fine con un colpo di scena, un capovolgimento di prospettiva che aiuterà a comprendere meglio perché mi interessava portare in scena questa storia e cioè l’opportunità di far riferimento alle problematiche religiose che devastavano l’Europa nel ‘600 e continuano a devastarla in modo diverso oggi. Il ‘600 è stato un secolo piuttosto trascurato dalla storiografia, io per primo ne sapevo molto poco ma sono stato aiutato in modo decisivo nelle ricerche e nella documentazione da un esperto della materia come il professor Nicola Baldoni che poi ha firmato con me la sceneggiatura del film.

     

    Può descrivere meglio quello che si vedrà in scena?

    I Moschettieri vengono richiamati in azione dalla Regina Anna per salvare la Francia dalle trame ordite a Corte dal perfido Cardinale Mazarino (Alessandro Haber) con la sua altrettanto perfida cospiratrice Milady (Giulia Bevilacqua) e si muovono nelle loro nuove avventure come veri e propri agenti segreti, come se fossero una specie di James Bond dell’epoca mossi da amor patrio. Nel corso del racconto riusciremo finalmente a sfatare la leggenda dei cavalieri “spadaccini provetti”: in realtà lo era soltanto D’Artagnan, gli altri tre, invece, erano dei tiratori scelti, appartenevano a un Corpo speciale del Re e venivano mandati in avanscoperta per uccidere, sparando con moschetti a canna lunga sui convogli dei nemici da distanze proibitive. Il film vede i quattro protagonisti in azione men- tre preparano la forcella, appoggiano il moschetto e aspettano pazienti il nemico. Durante le lunghe attese e la convivenza forzata, conversano tra loro rinsaldando i loro rapporti e le loro radici. Ormai sono tutti piuttosto in là con gli anni, ognuno di loro è stato richiamato in attività mentre era ormai praticamente in pensione e dedito ad attività completamente diverse: D’Artagnan  è  uno  sgrammaticato allevatore/commerciante di bestiame; Athos è un vecchio nobilastro lussurioso pieno di debiti che vive in un castello; Aramis si è rinchiuso in un convento ed è diventato un abate, Porthos è un “drogato perso” che si è ritirato nella campagna francese e coltiva le erbe che gli permettono di ottenere il laudano, un liquido allucinogeno molto amaro a base di oppio, zafferano e lacrime di coccodrillo…”.

     

    Come prosegue l’impresa?

    Va avanti uno step dietro l’altro come se fossimo in un film di Supereroi, i quattro combatteranno per la libertà degli Ugonotti, i protestanti dell’epoca perseguitati e torturati dai potenti di Francia per convertirli a suon di botte e per la salvezza del giovanissimo e dissoluto erede al trono Luigi XIV. Gli Ugonotti erano i commercianti più abili in circolazione, utili e necessari allo Stato perché erano gli unici a pagare le tasse, a differenza dei nobili e del clero e così, anziché essere spinti a lasciare il Paese, venivano convinti ad abbracciare la religione cattolica attraverso le torture decre- tate da una Chiesa spietatissima e di strateghi sulfurei come Richelieu e il suo erede Mazzarino.

     

    Quali sono le caratteristiche principali dei suoi protagonisti?

    Pierfrancesco Favino interpreta un D’Artagnan originale e stranissimo e fa ridere ogni volta che parla perché sfoggia uno speciale accento francese molto buffo e sbaglia a coniugare qualsiasi verbo. Por- thos è un tipo completamente smemorato, non ricorda di essere così bravo a tirare con il moschetto e ogni volta gli tocca imparare tutto di nuovo; Aramis è un timorato di Dio, che ha paura del giudizio e dei castighi del Signore ma continua a uccidere… I Moschettieri si chiedono se sia giusto o meno uccidere un uomo a sangue freddo, o torturare qualcuno per estorcergli una confessione e i pareri si dividono: D’Artagnan e Porthos si dicono convinti che un segreto possa essere estorto soltanto con la tortura. Aramis, invece, che ha studiato ed è un uomo di Chiesa molto colto, è convinto che la tortura vada sempre evitata tranne che in casi estremi. Il rapporto che si ricrea tra i quattro amici è molto divertente così come fa molto ridere quello tra la Regina Anna d’Austria (Margherita Buy) e la sua ancella Olimpia (Matilde Gioli), chiamata sempre e comunque “Donzela”. La regina è rimasta da sola a regnare dopo la morte del marito Luigi XIII ed è la madre del futuro Re Sole, Luigi XIV, all’epoca solo 14enne e quindi ancora troppo giovane per regnare ma già rompiscatole e ricco di ambizioni smisurate.

     

    Quanto c’è di simile o di inedito rispetto ai suoi film precedenti? Ha cercato di affrontare temi importanti facendo ridere come era tipico della grande commedia italiana del passato?

    Quando ho visto per la prima volta L’Armata Brancaleone non mi sono preoccupato di quale mes- saggio volesse lanciare Mario Monicelli con i suoi sceneggiatori. Poi però nel tempo, ho capito che ogni film del periodo d’oro della commedia italiana aveva sempre qualcosa da raccontare, un sot- totesto o un retrogusto che aiutava a riflettere. Non vorrei però che chi andrà a vedere Moschettieri del Re possa pensare che io abbia voluto parlare del fenomeno delle migrazioni, vorrei che la gente uscisse dal cinema contenta e sorridente. Il film aspira ad avere due caratteristiche principali: la comicità e il romanticismo dei nostri anziani supereroi che hanno perso potere e fascino agli occhi del loro popolo e per riconquistarlo devono ricominciare tutto di nuovo alla loro veneranda età sebbene siano stati e siano delle vere star e questo rappresenta anche in qualche modo una meta- fora sulla vita e sull’amicizia.

     

    È previsto poi un finale che deve restare segreto…

    Sì, ci sarà un risvolto particolare che permetterà di capire meglio l’intero racconto e apprezzare di più quello che si sarà visto fino ad allora, il racconto rimetterà in fila tutto nelle caselle giuste con un finale epico degno di questi supereroi malconci e maltrattati da una vita che li ha abbandonati… La Regina, anche lei ormai ultracinquantenne e alcolizzata, per il buon fine della sua missione sente di poter avere fiducia solo nei suoi Moschettieri perché sa che non tradiranno mai la Corona e, pur sapendo che non sarà facile rimetterli insieme, va a riprenderli uno per uno per i capelli. I quattro torneranno così in attività grazie a un personaggio chiamato Cherie (Luis Molteni), una sorta di mi- ster Q dei romanzi di Fleming su James Bond che li attrezzerà con il meglio della tecnologia dell’epoca tra lame nascoste e pistopugnali.

     

    Come mai ha scelto di girare il film in Lucania?

    Era una terra che mi offriva la possibilità di raccontare un ‘600 molto duro e difficile rispetto a come forse sarà stato nella realtà. Non ho voluto portare in scena la Parigi dei duelli all’alba sotto i ponti ma la campagna, le locande malconce, i cattivi odori, i contrasti furiosi tra il lusso e la povertà dell’epoca, ci sono alcuni paesaggi bellissimi che non puoi inquadrare perché non c’entrano niente con la tua storia. Mi interessava una natura completamente diversa e lì ho potuto cercarne altri vicini, più brulli in grado di rendere al meglio a durezza e il clima dell’epoca. Certi film in costume richiedono una attenzione approfondita perché ogni inquadratura va valutata da un punto di vista storico e affrontata con il tempo e la cautela necessari, poi i vincoli legati alla coerenza e l’adesione a certi contesti ti portano a girare una scena in modo diverso e forse migliore da come l’avevi con- cepita.

     

    Su quanta creatività avete potuto contare da parte di tutti gli interpreti?

    Se ti ritrovi a disposizione un gruppo di attori di livello così alto non puoi fare altro che prendere il copione e rivederlo insieme a loro. Abbiamo provato a lungo prima delle riprese e ogni giornata di lavoro sul set si è sempre rivelata ricca e stimolante: qualche volta ero io a inventare qualcosa sul momento, altre volte erano i vari attori a farlo.

     

    Che cosa ha trovato in ognuno dei suoi interpreti e che cosa ne ha ricevuto?

    Non avevo mai lavorato prima con Favino, non ci conoscevamo molto bene ma lui mi ha subito sbalordito per i suoi tempi comici perfetti che nessuno finora aveva valorizzato adeguatamente al cinema. È un comico di razza e quando me ne sono accorto ho pigiato l’acceleratore su questa op- portunità puntando a un suo exploit e su molti altri potenziali a sua disposizione (per esempio è un esperto di scherma e sa cavalcare benissimo): ha trascinato dietro di sé con il suo entusiasmo anche gli altri attori molto più pigri di lui che nei mesi precedenti alle riprese si erano sottoposti a un fati- coso apprendistato per imparare ad andare a cavallo. Una sorpresa impensabile è arrivata da Rocco Papaleo che non aveva mai avuto una particolare dimestichezza con lo sport e con l’atletica ma si è impegnato con tutte le sue forze e ora va a cavallo al galoppo, combatte fisicamente, dà di scherma… mentre Sergio Rubini oltre alle lezioni di scherma ricevute durante l’Accademia d’arte drammatica aveva cavalcato a lungo in scena una ventina di anni fa, nel film Il viaggio della sposa. Valerio Ma- standrea, poi ha rivelato una raffinatezza sorprendente nel dare di scherma se si pensa che ha im- parato tutto da zero, nei mesi che hanno preceduto le riprese: sono possibilità che appartengono quasi naturalmente al tuo Dna perché hai visto mille volte i film di Zorro e credi di essere in grado di gestire certi movimenti ma poi quando ti mettono una spada in mano è tutto diverso, devi man- tenerla con equilibrio e Valerio, sorprendentemente ci è sembrato subito qualcuno che avesse sem- pre avuto una spada in mano.

     

    Gli attori hanno familiarizzato facilmente tra loro?

    I quattro protagonisti sono diventati subito amici per la pelle, mi hanno quasi escluso dal loro “inner circle”: andavano a cena insieme, al mare insieme, trascorrevano in gruppo anche le domeniche in cui non giravamo, mi piaceva l’idea che fossero davvero coesi e uniti e che, settimana dopo setti- mana, ogni lunedì mattina li ritrovassi sul set sempre più amici. Strada facendo questo sodalizio si è trasferito anche nella nostra storia - che in un primo tempo non era incentrato sui rapporti personali tra i moschettieri - ma gli interpreti continuavano a darsi di gomito e a rivelarsi in sintonia e così il film si è trasformato in una grande storia di amicizia anche per questo motivo che non avevo previ- sto.

     

    Margherita Buy è stata al gioco volentieri? La sua Anna d’Austria sembra decisionista ma anche un po’ svagata…

    Sì ma lei è una regina di Francia decisionista a cui stanno davvero a cuore le sorti del suo Paese. Prima di girare una sequenza molto impegnativa le avevo chiesto di evitare di far ridere e di essere più seria mentre intimava a Mazzarino di inginocchiarsi davanti a lei dicendogli: “Voi state parlando con la regina di Francia e se a mio figlio verrà tolto un solo capello io vi riterrò responsabile”. Il risultato è stato così perfetto che Alessandro Haber si è spaventato davvero! La sua durezza era così verosimile e alla fine della scena mi ha chiesto preoccupato: “Ma non è che la Buy è veramente arrabbiata con me?” Insomma la possibilità di interagire con dei grandi attori rappresenta un’enorme marcia in più per un regista che si ritrova a poter chiedere loro qualsiasi cosa.

     

    Matilde Gioli, Valeria Solarino e Giulia Bevilacqua invece?

    Matilde ha rappresentato per me una bellissima sorpresa, l’ho trovata subito intonata e molto pro- fessionale: avevo capito che era in difficoltà nel dovere entrare nella logica di una storia che doveva far ridere perché si era presentata al cinema con un film molto serio, che era Il capitale umano di Paolo Virzì. In seguito, aveva interpretato anche qualche commedia ma probabilmente non aveva mai avuto la possibilità di esprimervi pienamente il suo talento. L’ancella della regina che interpreta era un personaggio particolare, poteva essere una “tinca” oppure molto divertente. Credo di essere riuscito a tirarle fuori delle cose che fanno veramente ridere. Matilde Gioli è riuscita a tenere testa a un’attrice come Margherita Buy che è una massima fuoriclasse della recitazione in Italia e questa per me è una grande conquista che metterà a tacere gli scettici. Penso poi che Valeria Solarino sia cresciuta molto come attrice, in questo film mi sono reso conto che senza saperlo, essendo lei da anni la mia compagna, io in fondo la dirigo tutti i giorni nella vita e lei apprende da me ogni volta qualcosa in più per quello che riguarda la comicità senza che io le indirizzi direttamente i miei punti di vista e le mie considerazioni. Questa volta non c’è stato bisogno di dirigerla perché interpreta un domatore di cavalli che a un certo punto si rivela una donna impegnata a fare il doppio gioco, pre- standosi ad aiutare i moschettieri che si fingono Ugonotti a imbarcarsi su alcune navi che devono essere fatte esplodere: ha un bel ruolo però deve tenere testa a quei quattro “bestioni”. Il nostro ormai è un rapporto formidabile, io e Valeria non litighiamo mai e siamo riusciti a non litigare nem- meno su questo set dove potevano esserci continui motivi di litigio e tutto questo è fantastico. Giulia Bevilacqua, infine, a mio parere risulterà molto spiritosa e brillante con la sua Milady, un personag- gio di maliarda affascinante, cattiva e spietata, folle e malata di sesso.

     

    Come si è trovato questa volta con Alessandro Haber?

    Siamo molto amici, da più di 30 anni e quando lo porto su un mio set riesco sempre a tirargli fuori qualcosa di più. Questa volta lui aveva già intuito come avrei voluto che recitasse il suo cattivissimo cardinale e perfido stratega e non abbiamo avuto difficoltà a capirci: Alessandro è un attore pieno di energia e pericoloso perché se gli dici che c’è un pozzo profondissimo e che sarebbe bello farci un bel tuffo c’è il rischio che lui si butti davvero…”

     

    Come definirebbe il suo film?

    È un vero “family”, uno di quei film che in Italia non si girano da tempo perché si ha paura di con- frontarsi con i filmoni americani che arrivano a Natale, spero che sia destinato a un pubblico varie- gato e trasversale, ragazzini compresi, perché viaggia su un filo sottile tra realismo, paradosso, fan- tasia e favola. In corso di realizzazione è anche diventato un film pieno di significati e di romantici- smo per cui è possibile che riesca a coinvolgere emotivamente anche le donne, grazie ai sentimenti forti che mette in campo. Nel mio lavoro, forse la cosa che mi riesce meglio è mescolare il senti- mento con la comicità: questa volta spero di essere riuscito a realizzare una commedia, che pur nel contesto di una cornice apocalittica di guerra e tragedia possa raccontare la forza che dimostrano certi singoli personaggi che attraversano quei periodi: i nostri protagonisti sono cialtroni, persone che fanno ridere, ma fanno anche tenerezza perché riescono comunque a contrastare le avversità e ad andare avanti.

     

    Avete trovato sul set occasioni di modificare situazioni e dialoghi rispetto al copione?

    Sì, molto spesso e io, stimolato dalle nuove battute, assecondavo e orientavo volentieri i cambia- menti. Per me il set rappresenta sempre uno “work in progress”, anche per quello che riguarda la comicità: per esempio sia Favino che Mastandrea sono due “battutari” puri e quindi è stato facile e bello lavorare in un modo così stimolante filmando chi si trova va cavallo e dava di spada mentre la carrozza stava arrivando. Il mondo in cui entravamo ogni mattina era un mondo da fiaba e questo mi stimolava ad andare sempre più oltre.

     

    Quali sono i possibili nessi con i nostri giorni che il film porta con sé?

    Senza rovinare una grande sorpresa posso solo dire che, sulla base di quello che succederà nel finale chi vorrà potrà riflettere meglio sull’argomento spingendosi a pensare che anche oggi i meccanismi sono simili. Il pubblico dovrebbe porsi di fronte a questo film sapendo che sta guardando anche qualche altra cosa che li farà andare avanti, superando uno step in più per capire come mai certe dinamiche del racconto possano sembrare paradossali.

     

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di LDF

     

    1) E’ da tempo che il regista Giovanni Veronesi aveva il desiderio di realizzare un film sui quattro moschettieri, protagonisti dei libri di Alexandre Dumas-padre, al punto che, in un’intervista, ha detto che, una ventina di anni fa, aveva proposto il soggetto a un produttore, pensando, nelle parti dei protagonisti a quattro attori: Francesco Nuti, Roberto Benigni, Massimo Troisi e Carlo Verdone. Il progetto non andò in porto. Oggi, dopo aver visto il film, pensate che i nuovi interpreti, Favino, Mastandrea, Papaleo e Rubini siano all’altezza di quelli che, nel primo progetto di Veronesi, avrebbero dovuto interpretare i quattro famosi Moschettieri?

    2) I moschettieri in Francia, nei secoli XVI e XVII, detti anche Moshettieri del re, erano quelli che avevano il compito di tutelare la sicurezza del monarca. Nel primo libro di Dumas sono giovani ed entusiasti, allegri e dediti a combattere per la vita del sovrano (allora Luigi XIII) e si battevano in duelli, senza esclusione di colpi, con le guardie del cardinale, fedeli, allora, al cardinale Richelieu come si legge nel primo libro di Dumas e come si vede nei tanti film a esso ispirati. Nell’opera filmica di Veronesi, legata in parte, a “Venti anni dopo”, altro libro di Dumas sui famosi moschettieri, i quattro sono invecchiati e molto di più che non nel secondo libro dello scrittore francese: hanno fra i 55 e i 60 anni. Però, nonostante le delusioni della vita e gli acciacchi, quando la regina di Francia, Anna d’Austria, li chiama, corrono a porgerle il loro aiuto e a fare qualunque cosa ella chieda loro. Perché, per primo, la sovrana, si rivolge a D’Artagnan, divenuto un modesto allevatore di bestiame?

    3) Anna chiede a D’Artagnan di rintracciare gli altri tre e di presentarsi a lei. Nei libri di Dumas, Athos, è un anziano signore che vive nel suo castello senza vizi e pensando con nostalgia alla sua vita passata. E ora, nel film, lo troviamo vizioso castellano, pieno di debiti, forse malato di sifilide che aspetta solo il momento di morire.

    Aramis, sempre nei libri di Dumas, il più colto di tutti, divenuto sacerdote aveva percorso tutti i gradini della gerarchia ecclesiastica mentre, nel film è priore di un piccolo convento  in cui si nasconde, pieno di debiti! Ma nel film di Veronesi chi fa più pena è però Porthos. Dov’è l’uomo grande e grosso, simpatico, divertente, amante delle donne che, nonostante la sua mole, subivano il suo fascino? Ora (cioè nel film) è un vecchio deluso, sporco e malandato, dimagrito di ben 32 kg che beve laudano e, all’inizio, finge di non capire quello che gli altri tre gli dicono. Quando d’Artagnan, Athos e Aramis se ne vanno dalla stamberga, nella foresta in cui egli vive, sono convinti che Porthos non li seguirà. Ma …. Cosa accade?

    4) Quando i vecchi moschettieri sono davanti alla regina Anna ella cosa chiede loro? E’ un’azione pericolosa, tesa a difendere gli ugonotti, i cosiddetti protestanti francesi, dai progetti delittuosi del cardinale Mazarino allora I° ministro di Francia. Quali erano i progetti del cardinale?

    5) Dal punto di vista storico gli ugonotti, in massima parte commercianti e che, in nome della loro fede, lavoravano solo per  la gloria di Dio, non solo erano ricchissimi (non spendevano!) ma erano gli unici che pagassero le tasse: clero e nobiltà non sentivano da quell’orecchio e il popolo era troppo povero. Per questo motivo Mazarino, essendo venuto a sapere di un loro progetto, non voleva che gli ugonotti partissero per le Americhe. A ciò si aggiunga che, nel 1498, con l’editto di Nantes, re Enrico IV (anche perché di derivazione ugonotta), il nonno di Luigi IV e suocero di Anna, aveva dato al popolo francese libertà di religione mentre Mazarino voleva che gli ugonotti si convertissero, anche sotto tortura alla religione cattolica, così rimanevano in Francia, contribuendo all’economia del paese. Nel film, il cardinale avuta l’informazione che un gran gruppo di ugonotti, uomini, donne, bambini, vuole partire per le Americhe decide decide di distruggerli. E Anna chiede ai fedeli moschettieri di difenderli e salvarli, cercando quel qualcosa che potrebbe far saltare le loro navi. E i quattro partono alla sua ricerca: ma ricerca di cosa?

    6) E’ divertente, nel film, quando Porthos fa notare agli altri che loro che sono chiamati moschettieri, da quanto egli ricordi, hanno sempre combattuto con la spada. Allora da dove deriva il loro nome? Nel film viene detto; se vi è sfuggito approfondite l’argomento.

    7) Nel ‘600, di Anna di Francia si sono fatti alcuni pettegolezzi; che ella  (nel primo libro di Dumas ciò viene citato) fosse legata all’inglese duca di Buckingham; che abbia avuto una lunga storia d’amore con D’Artagnan, (l’unico fra i quattro moschettieri realmente esistito) e che abbia sposato morganaticamente Mazarino. Sapete il significato di matrimonio morganatico? Se non lo sapete effettuare ricerche in merito perché è un principio valido, ancora oggi, nelle monarchie esistenti. 

    8) Quando i quattro moschettieri riescono a salvare gli ugonotti e stanno pensando a cosa faranno dopo, vengono richiamati a Corte dalla regina Anna (sempre nel film) perché è scomparso (forse rapito) il giovane Luigi XIV. Perché il primo a cui ella si rivolge, minacciandolo ove succedesse qualsiasi cosa a suo figlio, è il cardinal Mazarino?

    Di cosa aveva timore la sovrana? Riescono nel film di Veronesi i quattro moschettieri a ridare alla regina suo figlio? E qual è la fine di Mazarino? Continua a essere primo ministro di Francia oppure…?

    9) In un altro libro di Dumas “La maschera di ferro”, si parla di un misterioso gemello, tenuto nascosto con una maschera sul viso (non di ferro ma di cuoio) temendo che la presenza di due giovani reali, nati lo stesso giorno e, quindi, della stessa età, avrebbero potuto creare problemi al trono francese.

    Probabilmente fu una leggenda ma molti, anche secoli dopo, continuarono a credere all’esistenza di un altro gemello di re Luigi XIV e persino alla sua sostituzione con il fratello. Anche in questo romanzo da cui è stato tratto più di un film, appaiono D’Artagnan, Athos, Aramis e Porthos. Sembra che, a cavallo tra il secolo XVI e XVII, non si potesse fare a meno (nella storia e nei romanzi storici che si susseguirono dei nostri quattro moschettieri!)

    Quali elementi del loro carattere, secondo voi, colpivano (e colpiscono) di più i lettori e spettatori? La loro forza, il loro coraggio, la loro abilità nel maneggiare la spada oppure la loro simpatia e la forte amicizia che li lega, sempre uguali, pur nello scorrere degli anni?

    Il film ha una fine particolare: dal sogno di un’avventura alla realtà della vita di tutti i giorni. Siete d’accordo con questo finale in cui, secondo noi, sono protagonisti gli occhi di un bambino?

     

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