Aspromonte.La terra degli ultimi In evidenza

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  • Sinossi:

     

    Africo 1960. Un paese arroccato nell’Aspromonte. Isolato. Una donna muore di parto: il medico non è mai arrivato e non c’è una strada per raggiungere la Marina dove ci sono il medico e le istituzioni. Tutto il paese, uomini, donne bambini, si riversa come un fiume in piena su sentieri, mulattiere, tratturi. Una massa inferocita che reclama un medico: “Non siamo bestie” è il grido disperato rivolto all’autorità. Mentre tutti sono alla Marina, impressionati da un mondo sconosciuto e dal mare, arriva in un paese che appare deserto la maestra (Valeria Bruni Tedeschi) accolta dal Poeta (Marcello Fonte), l’unico che legge e scrive e apprezza l’isolamento e la bellezza di Africo.

    Nonostante la promessa scritta estorta al prefetto (Francesco Siciliano), gli africoti non stanno con le mani in mano. Decidono di costruirsela da soli la strada e cominciano a ‘faticare’ sulle pietre anche dopo aver lavorato tutto il giorno sugli aridi campi e con le bestie. I bambini e tra questi Andrea di 9 anni, figlio di Peppe (Francesco Colella) semplice manovale, ma persona carismatica e molto ascoltata – partecipano alla costruzione e non vorrebbero stare in classe.

    L’entusiasmo si spegne presto: per motivi diversi, né Don Totò, il bandito locale (Sergio Rubini), né il prefetto, accettano che gli africoti si costruiscano la loro strada. Scontri, sequestro degli attrezzi, arresto di Cosimo (Marco Leonardi): la tensione è al massimo. Questa strada non si deve fare. Ma Peppe e i compaesani non accettano l’intimidazione e don Totò spara e ferisce Peppe. Andrea, tutto solo e armato di fucile, lo cerca tra i monti per vendicare il padre e ristabilire un suo senso di giustizia.

    Altri dolori, altri delitti, ma nulla cambia ad Africo e non resta che andarsene.

  • Genere: Drammatico
  • Regia: Mimmo Calopresti
  • Titolo Originale: ASPROMONTE la terra degli ultimi
  • Distribuzione: Italian International Film
  • Produzione: Italian International Film con Rai Cinema
  • Data di uscita al cinema: 17 ottobre 2019
  • Durata: 89’
  • Sceneggiatura: Mimmo Calopresti, Monica Zapelli, Fulvio Lucisano
  • Direttore della Fotografia: Stefano Falivene
  • Montaggio: Esmeralda Calabria con la collaborazione di Andrea Bonanni
  • Scenografia: Giuliano Pannuti, Pasquale Tricoci
  • Costumi: Maria Fassari
  • Attori: Valeria Bruni Tedeschi, Marcello Fonte, Francesco Colella, Marco Leonardi, Sergio Rubini
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    PRESENTAZIONE

    ASPROMONTE La terra degli ultimi sarà proiettato il 2 luglio in anteprima come

    Evento Speciale al Taormina Film Fest, nel magnifico Teatro Antico.

    Il film è una produzione Italian International Film con Rai Cinema, prodotto da Fulvio e Federica Lucisano, con il contributo di Regione Calabria e Calabria Film Commission; scritto da Mimmo Calopresti con Monica Zapelli, già autrice de I cento passi, con la collaborazione di Fulvio Lucisano, tratto dall’opera letteraria di Pietro Criaco “Via dall’Aspromonte” (Rubbettino Editore).

    ASPROMONTE La terra degli ultimi è interpretato da Valeria Bruni Tedeschi (David di Donatello come Miglior Attrice Protagonista per La pazza gioia), Marcello Fonte (Palma d’Oro al Festival di Cannes 2018 come Miglior Attore con Dogman), Francesco Colella (interprete della serie Trust di Danny Boyle e Zero Zero Zero di Sollima), Marco Leonardi (Maradona – La mano de Dios di Marco Risi, Anime nere di Francesco Munzi, All the money in the world di Ridley Scott), e con la partecipazione di Sergio Rubini (regista e attore di decine di film a partire dal film rivelazione La Stazione).

    Il film è ambientato ad Africo, un paesino arroccato nella valle dell’Aspromonte calabrese, alla fine degli anni ’50, dove una donna muore di parto perché il dottore non riesce ad arrivare in tempo poichè non esiste una strada di collegamento.

    Gli uomini, esasperati dallo stato di abbandono, vanno a protestare dal sindaco. Ottengono la promessa di un medico, ma, nel frattempo, capeggiati da Peppe, decidono di unirsi e costruire loro stessi una strada. Tutti, compresi i bambini, abbandonano le occupazioni abituali per realizzare l’opera.

    Giulia, la nuova maestra elementare, viene dal Nord, e vuole insegnare l’italiano “se Africo entrerà nel mondo grazie alla strada, i ragazzi dovranno conoscerlo prima, imparando a leggere e a scrivere”. Ma per il brigante Don Totò, quello che nel paese detta la vera legge, Africo non può diventare davvero ‘italiano’…

    ASPROMONTE La terra degli ultimi è un western atipico sulla fine di un mondo e sul sogno di cambiare il corso degli eventi grazie alla voglia di riscatto di un popolo.

    Dichiara il regista Mimmo Calopresti: «Il Sud è da sempre luogo geografico e luogo dell’anima. Inferno e paradiso, cronaca e favola. Così è questo film. Africo è in Europa, e ci ricorda cosa, solo un secolo fa, poteva essere la nostra terra, ma in quanto Sud assomiglia nei suoi sogni e nelle sue sconfitte, più che al nostro continente, a tutti i luoghi ai margini del mondo. Ancora vivi, ancora presenti, ancora disperatamente alla ricerca di un futuro, alle porte dell’Europa.»

     

    NOTE DI REGIA

    Aspromonte - La terra degli ultimi è il racconto del Sud, del suo orgoglio, della forza della sua identità che diventa prigione, della grandiosa bellezza della sua natura che si intreccia con la miseria delle condizioni di vita, del suo isolamento e del sogno disperato dei suoi abitanti di far parte di un mondo più grande: è il racconto dell’impossibilità di un riscatto collettivo, della condanna all’abbandono e all’emigrazione come unica possibilità di rinascita.

    Il Sud è, da sempre, luogo geografico e luogo dell’anima, inferno e paradiso, cronaca e favola: così è questo film. Africo è in Europa, e ci ricorda cosa, solo un secolo fa, poteva essere la nostra terra, ma in quanto Sud assomiglia, nei suoi sogni e nelle sue sconfitte, più che al nostro continente, a tutti i luoghi ai margini del mondo. Ancora vivi, ancora presenti, ancora, disperatamente, alla ricerca di un futuro, alle porte dell’Europa.

    Aspromonte - La terra degli ultimi è anche un racconto western, la lotta di un popolo di frontiera per avere una strada (una ferrovia sarebbe troppo) e quindi la civiltà,  l’epopea di un mondo in cui ogni paese è ostaggio di un bandito e le prepotenze si possono sconfiggere solo con la forza. Ma a differenza del Far West, qui la nuova frontiera è solo una linea immaginaria. Chi vuole raggiungerla, deve emigrare e  cercarsi un posto da reietto e da straniero, nel mondo civile degli altri.

    È anche un racconto molto italiano, sulle promesse mancate e le energie infrante del nostro Sud, illuso con false promesse da uno Stato che non ha mai avuto la capacità di garantire diritti e formare cittadini che in lui si potessero riconoscere e lo potessero rispettare. Un Sud lasciato solo alla generosità di chi, come la nostra maestra (ispirata alla figura di Zanotti Bianco), solo per un senso di giustizia, e rappresentando poco più che se stessa, ha provato a fare qualcosa.

    È infine un mondo che, nella sua spietatezza, lascia ancora alle persone lo spazio per essere se stesse. Possono lasciarsi catturare dalla natura e dalla libertà se sono bambini, o vivere solo leggendo e dando qualche consiglio agli altri, se sono Poeti, o avere l’orgoglio di essere riconosciuti da una comunità se hanno il coraggio di mettersi sulle spalle il destino degli altri.

    Il film è insieme un racconto neorealistico ed epico, il realismo di un mondo povero, anzi poverissimo, e l’epicità della battaglia per riscattare la propria condizione di canaglia pezzente: bisogna combattere per affermarsi, per esistere, per conquistarsi un futuro migliore e far vincere la civiltà sull’arretratezza di una vita buia e senza speranze. Bisogna darsi sempre una speranza, una via d’uscita, costruirsi una strada, un progetto per uscire da una situazione disastrosa che è stata assegnata da chissà chi. Alla fine, è un film che è il percorso di vita di un ragazzo che vuole cambiare il proprio destino che intraprende un percorso di crescita e riscatto da una situazione difficile che crede a una strada che lo possa portare verso la modernità. Alla fine della sua vita di successi lontano da Africo e dalla sua terra (la Calabria), sentirà il bisogno di tornare per rivedere per l’ultima volta il posto dove è nato e cresciuto, per riassaporare l’aria di libertà che gli era rimasta attaccata addosso per tutta la sua vita. È un film che racconta non il rimpianto della propria infanzia, ma il ricordo di quello che si è stati, di quello che si sarebbe potuto essere, e soprattutto la bellezza di aver potuto vivere un sogno ed essersi nutriti del gustoso cibo dell'utopia con pienezza e soddisfazione. Infine i vividi colori del paesaggio paradisiaco dell’Aspromonte vinceranno sul bianco e nero di una vita povera e senza speranza; gli ultimi della terra non si arrenderanno, consapevoli che, solo combattendo tutti insieme, possono vincere e affermare il loro diritto a un’esistenza soddisfacente e dignitosa.

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di LdF

    1) Aspromonte, la terra degli ultimi ci narra, ancora oggi, le condizioni disperate del nostro sud.

    Nonostante la grandiosa bellezza della sua natura, gli uomini soffrono e sopravvivono in condizioni di vita invivibili e sotto il tallone di uomini come  “capi mafiosi” del luogo e con le istituzioni, talvolta, troppo lontane per occuparsi di un paesino, come Africo, in cui si svolge la storia narrata dal film di Mimmo Calopresti.

    2) La vicenda che coinvolge tutto il piccolo paese, nasce quando una donna muore di parto perchè, non essendoci una strada che dalla Marina arrive al paese, il medico non è giunto in tempo. Due vite finite, due vite buttate via perchè ad Africo manca una strada che permetta a una mamma e a un bimbo di sopravvivere.

    La reazione del paese a questa disgrazia è corale. Cosa decidono gli africati? 

    3) Pur essendo Africo riuscito a strappare al prefetto una promessa, legata alla costruzione di una strada che colleghi il paese alla Marina, gli africati non si fidano e tutti, tutti gli abitanti del paese, persino i bambini, cominciano a lavorare per costruire la strada che li unirebbe al resto del mondo .

    Perchè tanto entusiasmo non è gradito da Don Totò il capo mafia del luogo e dallo stesso prefetto?

    4) Anche Peppe un manovale carismatico e molto sentito fra gli africoti, dopo aver svolto il suo lavoro normale, si impegna alla costruzione della strada che, per Africo è vita. Tutti lo seguono e anche Andrea il suo figliolo di solo nove anni, è con lui. Perchè gli abitanti non colgono l’opposizione latente e sotterranea di chi comanda?

    5) Mentre avviene questa lotta tra gli abitanti di Africo e le istituzioni, arriva la nuova maestra che, nella confusione venutasi a creare viene accolta dal Poeta, l’unico uomo del paese che ama e apprezza l’isolamento di Africo che, per lui, è bellezza allo stato puro. Qual è l’atteggiamento dell’insegnante?

    6) Mentre gli africoti continuano a “fatigare” per costruire la loro strada, cominciano ad apparire i problemi. Don Totò, il capo mafioso della zona e lo stesso Prefetto non vogliono che la strada venga costruita. Perchè? Quali sono le loro motivazioni? Diverse oppure simili? 

    7) Comunque, la strada non si deve fare. Si arriva a scontri, a sequestri degli attezzi, all’arresto di Cosimo, uno degli abitanti, ma gli africoti non demordono finchè Don Totò spara e ferisce Peppe. Perchè? E perchè questa strada crea tanti problemi al capo Mafioso e all’autorità costituita?

    8) Alla ferita del padre, Andrea, pur ancora ragazzo, reagisce, e armato, va alla ricerca di Don Totò, perchè, in nome delle leggi vigenti nell’Aspromonte, “sangue chiama sangue” e, come si dice nel nostro sud “la vendetta è sacra”.

    Ma se sangue chiama sangue altre vendette ci saranno, altri uomini cadranno a colpi di lupara, in nome di una giustizia antica che lì tutti rispettano.

    Meglio allora andarsene? Meglio, allora, lasciare Africo per sempre?

     

     

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